“La Brexit causerà un lento ma inesorabile aumento dei prezzi dei viveri”

L'analisi condivisa da tutte le associazioni di categoria e dagli istituti di ricerca britannici specializzati nel settore del food

“La Brexit causerà un lento ma inesorabile aumento dei prezzi dei viveri”

 

L’aumento dei prezzi causato dalla chiusura delle frontiere e dall’uscita del Regno Unito dall’unione doganale europea graverà sui consumatori, aumentando le pressioni sul reddito e contribuendo, insieme alla crisi economica in corso, ad aggravare l’insicurezza alimentare nel paese.

A denunciarlo è un recente rapporto dell’agenzia OC&C Strategy Consultants specializzata nelle ricerche di mercato, secondo cui i consumatori potrebbero vedere un aumento delle proprie spese alimentari pari all’8% nei prossimi anni.

Al termine del periodo di transizione, gli esperti avevano avvertito che la Brexit si sarebbe tradotta in un vero e proprio “bagno di sangue” per il settore agroalimentare. Stuart Rose, ex presidente del consiglio di amministrazione del colosso alimentare Ocado, fu tra i primi a segnalare che il termine del mercato unico avrebbe significato “importanti ritardi” e “l’aumento dei prezzi di consumo.”

Lorenzo Zaccheo, direttore esecutivo dell’azienda di trasporti Alcaline UK, spiegava che il disastro di Dover non si sarebbe concluso nel breve periodo, ma che l’aumento della burocrazia e delle tempistiche avrebbe continuato ad erodere il già sottile margine di guadagno degli importatori, causando, di conseguenza, un aumento dei prezzi.

Secondo il British Retail Consortium (BRC), più di un quarto del cibo consumato in Gran Bretagna è importato da un paese dell’Unione Europea. Questa percentuale raggiunge il 50/80% nel caso della frutta e della verdura fresca. Nei mesi invernali, la dipendenza del Regno Unito dal mercato agroalimentare del continente si fa ancora più pronunciata, con il 90% della lattuga, l’85% dei pomodori ed il 70% della frutta importati dall’Unione Europea.

Il modo tipico in cui questi prodotti raggiungono le coste inglesi è su camion refrigerati. Ma frutta e verdura sono prodotti altamente deperibili e le lunghe attese alla frontiera potrebbero causare perdite economiche per chi importa.

Nelle settimane successive alla Brexit, molti camion sono stati rimandati indietro a causa di errori nella compilazione dei moduli di importazione o di mancati permessi. Si stima che le importazioni dall’Unione Europea si potrebbero ridurre del 22.6% nei prossimi mesi.

A contribuire all’aumento delle spese non vi sono soltanto i costi logistici, che secondo un’analisi della London School of Economics costituirebbero l’85% delle spese aggiuntive. Vi sono infatti anche le tariffe di importazione, che sono aumentate dallo 0% al 17.7%. Senza contare che in tempi di pandemia, ai trasportatori è richiesto il certificato di un tampone Covid negativo, anch’esso a spese delle compagnie, oltre al permesso di accesso al Kent (KAP).

Anche nel paese di arrivo i prezzi potrebbero aumentare nel lungo periodo, contando che il 25% dei lavoratori impiegati nel settore alimentare inglese sono europei e che per continuare ad assumere in Europa nell’ambito del nuovo sistema di immigrazione a punti, i costi si faranno ben più elevati.

L’aumento dei prezzi causato da questa moltitudine di fattori graverà in primis sulle aziende import, quindi sui distributori ed infine, sull’ultimo anello della catena: il consumatore.

Gli effetti della Brexit sul carrello della spesa si faranno sentire nei prossimi anni. Come spiegano gli esperti “sarà un cambiamento lento, ma inesorabile.” Nessun allarmismo per la disponibilità dei prodotti, che continueranno infatti ad arrivare, ma certo qualche preoccupazione di tipo economico.


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