Jeremy Corbyn rieletto leader dei Labour: “Ripartiamo da zero”

Corbyn rieletto incita all'unità, ma il futuro del partito resta incerto

 

Nessuna sorpresa alle primarie del partito labourista tenutesi ieri a Liverpool, che hanno confermato Jeremy Corbyn a principale leader all’opposizione. Il 67enne britannico ha vinto la leadership Labour con il 61,8% dei voti degli iscritti (alle urne è andato circa il 70% dei circa 600 mila aventi diritto) – un record, considerando che nel settembre scorso era stato eletto alla guida del partito con il 59,9% – battendo così il suo ben più giovane avversario gallese Owen Smith, unico candidato dei deputati ribelli, europeista ed anti-austerity.

Una vittoria quasi scontata, quella di Corbyn, aiutato ancora una volta dall’appoggio dei sindacati e dal sostegno della sinistra estrema del partito, oltre che di quello dei giovani militanti anti-austerity. Allo stesso modo, la personalità e la politica di Owen Smith non sono mai state sufficientemente convincenti per eleggere qualcuno di meno radicale o rivoluzionario di Corbyn, e che nel caso di Smith, era rimasto pressoché sconosciuto al di fuori di Westminster prima della corsa alla leadership.

Ma per Corbyn è fin troppo presto per cantare vittoria: il Labour Party resta ancora profondamente diviso dopo la crisi post-Brexit che lo ha colpito a giugno a seguito dell’esito del referendum– circa 20 membri del partito rassegnarono le dimissioni e 172 contro 230 votarono per sfiduciare lo stesso Corbyn, accusato di non aver sostenuto il fronte del Remain con sufficiente convinzione – ed ora rischia di rimanere all’opposizione per molto tempo ancora, lasciando così il primo ministro Theresa May alla solida guida del paese, che nel frattempo si prepara all’uscita formale dall’Unione.

Un ultimo sondaggio pubblicato il 12 settembre ha rivelato come il partito labourista, sotto la leadership di Corbyn, sia in svantaggio sui conservatori di ben 11 punti, il margine più grande di un partito d’opposizione britannico nella storia moderna. Previsioni estreme ritengono addirittura che, senza una forte opposizione, i conservatori della May potranno puntare verso quella che è stata definita una “hard Brexit”, un’uscita della Gran Bretagna sia dall’UE che dal mercato europeo.

Il neo rieletto leader labourista, dal canto suo, ha incitato all’unità in un breve intervento subito dopo l’annuncio della sua rielezione, dichiarando di voler mettere da parte ogni divisione e di “voler ripartire da zero”, : “abbiamo molto più in comune di quel che ci divide, cancelliamo la lavagna da oggi e lavoriamo insieme come partito” ha dichiarato ai suoi sostenitori subito dopo l’annuncio. Ma la strada per Downing Street è ancora molto lunga e a Corbyn, prima di poter davvero sconfiggere i conservatori alle prossime elezioni, previste per il 2020, spetta l’arduo compito di riguadagnare non solo la piena fiducia dell’intero partito, ma anche e soprattutto quella dei suoi elettori; compito obiettivamente molto difficile in tempi brevi, a meno che questa volta Jeremy Corbyn si assuma il ruolo di un leader più trasparente, carismatico e convincente che finora, aldilà delle promesse, non è mai stato.

Londra, 25/09/2016

Mariaelena Agostini

@AgostiniMea

foto: BBC