Noci di cocco nella plastica, gli eccessi dei supermercati britannici

In UK è entrata nel vivo la lotta contro l'uso massiccio di confezioni con materiale non riciclabile. E le grandi catene cercano di adeguarsi

Noci di cocco nella plastica, gli eccessi dei supermercati britannici

 

La battaglia contro la produzione della plastica non si ferma nel Regno Unito, nazione che ogni anno produce 3 milioni e 700mila tonnellate di rifiuti di questo genere, secondo i dati raccolti dall’organizzazione Plastics Europe.

L’ultima caso riguarda la polemica per l’impacchettamento delle noci di cocco, apparse in alcune catene di supermercati britannici avvolte in una pellicola trasparente, corredate di apertura a strappo. Per molti si tratta di una procedura inutile, visto che la scorza dura del frutto non sembrerebbe aver bisogno di una ulteriore protezione per conservarsi.

Anche Mike Coupe, direttore esecutivo di Sainsbury’s,  tra i supermarket che distribuiscono la noce di cocco impacchettata, ha confessato alla Bbc che avrebbe chiesto chiarimenti in proposito. Ma Genuine Coconut, l’azienda che ha lanciato il prodotto sul mercato anglosassone per venire incontro a coloro che cercano alternative salutari ai soft drink e ai succhi zuccherati, precisa che si tratta di una pellicola completamente riciclabile e che in questo modo la bevanda rimane fresca più a lungo.

L’idea, insomma, è di presentare ai consumatori una formula di noce di cocco pronta da bere, confezionata e con l’apertura, al prezzo di tre sterline contro il costo medio di 80 pences a pezzo.

Sempre più frutta e verdura pronta da mangiare nei supermercati inglesi. E cresce la quantità di plastica utilizzata

Ma di impacchettamenti che lasciano stupiti, a guardare bene, ce ne sono molti. Ad esempio i cavolfiori tagliati in fette che sembrano bistecche e venduti da Marks & Spencer dentro una pellicola di plastica oppure i vassoi di frutta fresca, che spesso hanno anche un rivestimento in plastica a raddoppiare il materiale inquinante, quando basterebbe fornire la frutta sciolta e dei sacchetti bio in cui mettere la quantità preferita, prima di andare alla cassa.

Probabilmente servirebbe un ripensamento complessivo del sistema di packaging nei punti vendita, che qualcuno sta già promuovendo come ad esempio la stessa Sainsbury’s, che ha dichiarato di aver ridotto del trenta per cento il quantitativo degli imballaggi nell’arco degli ultimi cinque anni.

Certo impacchettare gli alimenti permette di conservarli più a lungo e quindi di ridurre lo spreco del cibo, ma il rischio è che nel cestino finiscano quintali di plastica ben difficili da eliminare. Lo smaltimento degli imballaggi, ormai, è un’emergenza. Lo ha ricordato di recente anche il primo ministro Theresa May, annunciando che entro il 2042 vorrebbe ridurre al lumicino il consumo di questo materiale, che continua ad essere utilizzato. Lo dimostra il fatto che nei negozi inglesi, dove il costo della busta è di 5 pences, i sacchetti di plastica continuano ad essere utilizzati (lo scorso anno ne sono stati venduti oltre due miliardi).

Anche i grandi gruppi, comunque, vogliono adeguarsi a un approccio rispettoso della Natura. Tesco, ad esempio, ha dichiarato che entro il 2025 userà solo pacchetti riciclabili o adatti al compostaggio e che tutte le confezioni peseranno meno. Da Asda, invece, il peso degli imballaggi è stato ridotto del 27 per cento dal 2007 e anche le bottiglie d’acqua con marchio proprio sono più leggere.

Anche Morrisons lavora su questo fronte, riciclando le buste della spesa ed eliminando dalla linea cosmetica i bastonicini per le orecchie, notoriamente difficili da smaltire. Da Aldi, poi, tutte le confezioni saranno fatte in materiale riciclabile nel giro di un paio d’anni, mentre la Co-op ha sostituito i piatti in poliestere per la pizza con cartoncini e sta riflettendo sull’adozione di un programma di “vuoto a rendere” che riguardi la plastica.

Un’idea che piace anche ad Iceland, che entro il 2023 intende ridurre il più possibile la plastica nei prodotti a marchio interno. Quanto a Waitrose, i programmi sono tanti. La plastica è già diventata più leggera nelle confezioni di insalate e nei pacchetti di salmone affumicato, ma il processo continua e sulle buste di plastica della spesa on line viene posta una tassa di 30 o 40 centesimi. Entro il 2025 c’è l’ambizione di rendere completamente riciclabile l’imballaggio di tutta la linea a nome Waitrose. Da Marks & Spencer, infine, i prodotti della casa hanno già pacchetti riciclabili per il 90 per cento e il poliestere è presente solo nell’uno per cento degli imballaggi. Piccoli passi da moltiplicare, per riuscire a proteggere l’ambiente in cui viviamo.


Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito