Il Tamigi è sempre più inquinato di plastica. A dircelo i granchi che vivono nel fiume

La ricerca condotta dalla Royal Holloway di Londra su centinaia di crostacei. All'interno dei loro corpi microplastiche da oggetti di uso quotidiano

Il Tamigi è sempre più inquinato di plastica. A dircelo i granchi che vivono nel fiume

 

Mentre la massima attenzione delle autorità è posta nell’abbassare i livelli di inquinamento sulla superficie stradale di Londra, il Tamigi si sta nel frattempo rimpiendo di plastica.

Il fiume ha infatti registrato i più alti livelli di microplastiche di qualsiasi altro collega al mondo. Gli scienziati hanno stimato che 94.000 microplastiche al secondo scorrono lungo le acque, un valore nettamente superiore emerso dalle analisi di altri affluenti europei dove è stata condotta la medesima ricerca, come il Danubio o il Reno.

I ricercatori della Royal Holloway di Londra hanno trovato pezzi di plastica all’interno dei corpi di granchi che vivono lungo le sponde del fiume londinese, e le salviettine umidificate gettate nel water si stanno accumulando in gran numero sulla battigia.

In totale, spiegano gli esperti, sono stati esaminati 135 granchi e 874 pezzi e grovigli di plastica, principalmente sotto forma di fibre, sono stati rimossi dai loro corpi. Fibre che, dopo un’attenta analisi, sono riconducibili a oggetti come assorbenti igienici, palloncini, fasce elastiche e buste della spesa.

Presi insieme questi studi mostrano quanti diversi tipi di plastica, dalle microplastiche nell’acqua fino a oggetti più grandi di detriti che alterano fisicamente la battigia, possono potenzialmente influenzare una vasta gamma di organismi nel fiume Tamigi“, ha detto il professor Dave Morritt della Royal Holloway.

Ora, la pandermia da coronavirus sta mettendo il carico da novanta a un ecosistema già molto delicato. Molti sono infatti coloro che smaltiscono incautamente guanti e mascherine che, trasportati dal vento o dalle piogge, vanno a finire nei canali di scolo collegati al Tamigi

I livelli di inquinamento che si stanno registrando stanno anche invalidando un lavoro di pulizia del fiume portato avanti nel corso dei decenni passati obbligandole a utilizzare speciali filtri, per liberarlo da agenti inquinanti di origine metallica provenienti dagli scarichi delle industrie presenti lungo il suo corso.

Tanto che, mentre si cercava di limitare i danni provocati delle aziende, si stava perdendo di vista un altro importante pericolo, quello generato dai consumi quotidiani delle persone, e dagli scarti a esso collegati.

Come già anticipato, il Tamigi si sta riempiendo di microplastiche e queste per la maggior parte dei casi provenengono dalle confezioni del cibo, dagli imballaggi, delle fibre dei capi di abbigliamento attraverso i deflussi delle lavatrici, ma anche microsfere di cosmetici oltre alle ormai famose salviettine umidificate classificate come vero pericolo per l’ambiente se non gettate  correttamente, anziché attraverso il water.

Qui è possibile consultare l’intera ricerca condotta dalla Royal Holloway.

 

@AleAllocca


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