Il governo May approva l’espansione di Heathrow

Un ampliamento atteso da 50 anni. Ora il voto al Parlamento

Il governo May approva l’espansione di Heathrow

 

L’ampliamento di Heathrow è piú vicino. Il governo di Theresa May ha approvato ieri il controverso progetto di espansione del piú importante aeroporto di Londra con la costruzione di una terza pista di decollo e atterraggio, a nord-ovest rispetto alle due oggi esistenti.

Il provvedimento del Governo, annunciato dal Ministro dei Trasporti Chris Grayling con toni retorici (“momento storico”) è un passaggio importante ma non ancora decisivo. A dare l’approvazione finale sarà infatti il Parlamento, chiamato a dibattere e votare il provvedimento entro i prossimi 21 giorni. Un voto che si annuncia complesso e dai risultati tutt’altro che scontati, considerando che in passato molti MPs sia Labour che Tory si sono espressi decisamente contro la costruzione della terza pista (tra questi anche Boris Johnson, per anni sindaco della capitale, che ha promesso di “coricarsi davanti ai bulldozer” per bloccare il progetto). Ma questa volta la “ragion di Stato” dovrebbe prevalere, e ci si aspetta che Westminster dia luce verde al progetto.

L’ampliamento dell’aeroporto è chiesto a gran voce dalle aziende e dai sindacati – il progetto prevede una crescita economica di 187 miliardi di sterline e la creazione di 180mila posti di lavoro – ma rimane un tema scottante per i londinesi. L’inquinamento acustico e atmosferico sopra la capitale è a livelli già molto alti, e con una terza pista non potrebbe che aumentare significativamente. Ne soffrirà in particolare chi vive nelle zone vicino all’aeroporto, dove interi villaggi saranno spianati per costruire la terza pista – è previsto l’esproprio di 800 abitazioni – mentre altri si troverebbero a distanze molto ravvicinate dalle piste.

Il progetto di ampliamento dell’aeroporto con la nuova vista a nord ovest

Disagi per migliaia di cittadini, a fronte di benefici per un’intera nazione. La situazione dell’aeroporto di Heathrow, con due sole piste che operano al limite estremo della capacità, rappresenta da decenni un freno alla crescita dell’economia britannica e una fonte di continui disagi operativi.

Un problema noto da ben 50 anni. La prima commissione governativa incaricata di scegliere la location vicino Londra per un nuovo aeroporto con 4 piste (mai costruito) risale al 1968. Undici anni dopo, nel 1979,  il Governo dichiarò che la capacità di Heathrow era “virtualmente esausta”. Ma ancora una volta, le uniche azioni svolte negli anni successivi sono state quelle di creare ulteriori commissioni per investigare il problema e scegliere la soluzione. In pratica, piuttosto che prendere una decisione giudicata politicamente troppo rischiosa, ciascun Governo finora ha preferito passare la patata bollente al successivo. Di fatto, è dai tempi della seconda guerra mondiale che a Londra non viene costruita una nuova pista di atterraggio di  lunghezza piena.

Per il governo May, schiacciato dall’onere di portare avanti la Brexit, l’ampliamento di Heathrow rappresenta un’occasione per dimostrare di essere in grado di fare anche altro.

Con le sue due piste, Heathrow gestisce oggi 76 milioni di passeggeri e 1.5 milioni di tonnellate cargo all’anno, accogliendo 473,000 voli all’anno (una media di 1,300 voli al giorno) e operando al 98% della capacità (dati 2016). Con la terza pista potrà arrivare a gestire fino a 740,000 voli (2,030 al giorno) e 130 milioni di passeggeri.

Un incremento rilevante, ma che già oggi appare insufficiente a vincere la battaglia dei cieli. Basti pensare che l’aeroporto di Amsterdam-Schiphol ha ben sei piste mentre sia Parigi-Charles De Gaulle che Francoforte ne hanno quattro, per citare tre hub europei che competono direttamente con Londra per il traffico internazionale. E allora il destino di Heathrow, terza pista o no, potrebbe essere quello di continuare a essere troppo piccolo per le esigenze del paese.