Tanto online e poche classi: ecco come il coronavirus sta cambiando l’università in UK

La Cambridge University è stata la prima ad adattarsi: per l'anno 2020/2021 chiuderà le aule, spostando le lezioni su Internet

Tanto online e poche classi: ecco come il coronavirus sta cambiando l’università in UK

 

Addio antichi cortile e chiostri. Per l’anno accademico 2020 – 2021 resteranno deserti, visto che l’università di Cambridge non aprirà i corsi dal vivo, ma continuerà con l’insegnamento on line.

L’ateneo è stato il primo ad annunciare la sua decisione con una nota ufficiale in cui spiega che le lezioni saranno offerte online fino alla prossima estate e al massimo verranno attivati dei gruppi di insegnamento più piccoli dal vivo, per i settori in cui sia necessario, purché ciò sia conforme con i requisiti di distanziamento sociale.

Una scelta compiuta per agevolare gli studenti, che sono ora nella fase di organizzare la loro nuova vita nel mondo universitario, ma che potrebbe essere rivista in corso d’opera qualora qualcosa di positivo accadesse in termini di prevenzione o di cura del virus.

La scelta di Cambridge, però, è significativa perché potrebbe fare scuola. In questo periodo, infatti, tutte le università britanniche si stanno interrogando su come procedere per le lezioni da settembre in poi e parecchie sono pronte ad annunciare che lavoreranno solo on line. Oxford, ad esempio, ha precisato che ci saranno lezioni frontali per piccoli gruppi, ma integrate con l’insegnamento on line su cui si sta lavorando alacremente.

All’università di Aberdeen in Scozia, invece, hanno annunciato un rinvio di due settimane nell’inizio dei corsi, per cercare di guadagnate tempo e studiare la soluzione migliore. Alla Buckinghamshire New University di High Wycombe, pochi chilometri fuori Londra, il rettore ha spiegato agli allievi che si stanno valutando le nuove indicazioni del governo, ma che comunque da settembre saranno previste lezioni frontali per una serie di discipline in gruppi di dimensioni ridotte, con il supporto di lezioni on line per il resto e che la qualità dell’esperienza accademica non subirà alcun danno.

Quanto agli altri atenei, londinesi e non, non è ancora stato annunciato in modo ufficiale se continueranno con la formula dell’insegnamento on line lanciato per completare questo anno accademico oppure no. Questione di settimane, forse di giorni, e poi le future matricole potranno avere le idee più chiare.

Qualunque sia la loro politica, è però certo che il Covid 19 avrà un impatto molto negativo anche in ambito accademico. Uno studio della University and College Union, ad esempio, ha stimato che l’anno prossimo le università britanniche dovranno fare i conti con un calo di studenti pari a circa 230mila unità. In buona parte – circa la metà – si tratta di stranieri, che trovano rischioso organizzarsi per frequentare all’estero in queste circostanze.

In termini economici, questo significa almeno due miliardi e mezzo di sterline perduti, quasi la metà del “giro d’affari” annuo del mondo universitario British, con una ricaduta anche in termini di personale. Molte università stanno già avviando dei piani di uscita volontaria per i loro operatori sia nel settore amministrativo sia in quello accademico, perché all’orizzonte si profila un taglio che potrebbe riguardare fino a 60mila unità.

Ma le vere vittime di questo momento di incertezza sono gli studenti. Secondo uno studio di pochi giorni fa il venti per cento delle matricole ha dichiarato di essere inclini a rinviare di un anno l’inizio del corso universitario, perché non trova conveniente spendere quasi 10mila sterline l’anno di retta per seguire i corsi on line, perdendo l’atmosfera universitaria e il beneficio di seminari, incontri frontali, discussioni con colleghi e docenti. Significherebbe 120mila allievi in meno, con ricadute economiche pesanti.

L’ultima parola comunque arriverà in estate, quando a partire dal 6 luglio si apriranno i giochi per il “clearing”, ovvero le iscrizioni dell’ultima ora, negli atenei dove ci sono posti liberi. In genere sono gli allievi indecisi fino all’ultimo o quelli con voti bassi a tentare di giocare le loro carte al meglio in questa fase, ma quest’anno tutto sarà diverso. E non è escluso che qualche allievo provi a cambiare l’università di riferimento, applicando magari in atenei migliori, contando sul fatto che altri lasceranno il campo libero o rinvieranno l’inizio del loro corso di studi. Un’opportunità positiva, forse, dentro la confusione generale.

Luglio e agosto infatti saranno mesi di caos per gli atenei e per i giovani in cerca di un futuro. Sempre che il Covid 19 non rialzi la testa portando ad ulteriori recrudescenze: l’ennesima complicazione in un quadro già abbastanza complesso.


Emergenza Coronavirus, Brexit, attualità, cronaca, lavoro, eventi. Il meglio delle notizie di Londra Italia in una email settimanale da non perdere. Iscriviti ora, è gratis.