“Coronavirus, rischio di ulteriore stagnazione per l’economia globale”

L'opinione dell'economista Brunello Rosa sulla malattia e sulle conseguenze che sta comportando ai paesi interessati

“Coronavirus, rischio di ulteriore stagnazione per l’economia globale”

 

Nelle ultime due settimane, il mondo è stato testimone dell’esplosione del Coronavirus (2019-nCov) e della sua diffusione globale. Secondo le statistiche più recenti, ci sono 14.500 persone infette in Asia, di cui più di 9.000 in Cina. Il virus è stato individuato in almeno 24 paesi, ma è verosimile che il numero di persone contagiate sia stato sotto-riportato. Ad ora, 305 persone sono morte, con la prima vittima localizzata fuori dalla Cina, nelle Filippine.

Il virus risulta provenire da Wuhan, una metropoli di 11 milioni di abitanti nella Cina centrale, in particolare da un mercato di pesce e pollame locale. Tuttavia, l’origine rimane contestata. Uno studio pubblicato sulla rivista Lancet sostiene che il mercato di Wuhan potrebbe non essere il luogo di nascita del virus.

Secondo alcune ipotesi quasi complottiste, il virus potrebbe essere nato in un laboratorio di biosicurezza – anch’esso in Wuhan – dove sono custodite alcune delle malattie più mortali del mondo. Il laboratorio, aperto dopo l’esplosione della sindrome respiratoria acuta grave (SARS, dall’inglese Severe Acute Respiratory Syndrome) nel 2003, viene utilizzato per studiare patologie di classe quattro (P4), cioè i virus più virulenti ad alto rischio di “trasmissione aerea da persona a persona”, stando a ciò che dichiara l’ufficio stampa. C’è la possibilità che non riusciremo a stabilire con sicurezza l’origine del virus, ma non possiamo escludere a priori che il virus scaturisca da esperimenti di laboratorio potenzialmente anche di natura militare.

L’economista Brunello Rosa

Sono stati fatti molti paragoni con l’epidemia di SARS, che tra il 2002 e il 2003 ha contagiato più di 8.000 persone, uccidendone circa 700. Alcuni studi ne hanno analizzato il costo economico, stimato a circa 13 miliardi di dollari. Stando alle statistiche iniziali, condotte sui primi 99 pazienti in un ospedale del Wuhan, il Coronavirus ha una fatalità dell’11% (che indica la percentuale di morti tra i contagiati). Un’altra stima mostra che il virus ha un R0 di 2.2, a significare che ogni paziente può infettare altre due persone o più. Se queste statistiche si dimostreranno accurate anche su scala più ampia, il virus sarebbe più contagioso della pandemia di “Influenza Spagnola” del 1918, che aveva un R0 di 1.80.

Basandoci sui dati attuali, il Coronavirus è decisamente più contagioso e letale della SARS, e probabilmente anche della Febbre Spagnola del 1918-19 che colpì più di mezzo miliardo di persone uccidendone tra i 20 e i 50 milioni (le statistiche dell’epoca, in parte a causa della Prima Guerra Mondiale, non sono molto precise). Allo stesso tempo, sorprendentemente per molti, il Coronavirus è meno grave della febbre di stagione. Solo per fare un esempio, secondo la World Health Organization, l’epidemia di influenza causa tra i 3 e i 5 milioni di casi gravi e uccide circa 650.000 persone ogni anno. Ad oggi, in questa stagione risultano 19 milioni di casi di influenza, 180.000 ricoverati in ospedale e 10.000 decessi solo negli Stati Uniti, secondo il Centers for Disease Control and Prevention.

Cos’è, dunque, che sta rendendo il Coronavirus tanto speciale e degno di attenzione, a tal punto da far parlare del suo impatto tutti i capi delle principali Banche Centrali (dal governatore della Bank of England Mark Carney al Presidente della BCE Christine Lagarde)? Il punto è che il panico che l’epidemia ha creato, e la conseguente reazione difensiva, potrebbero causare un danno grave all’economia globale (anche se, forse, solo temporaneamente, nel qual caso le perdite potrebbero essere recuperate nei successivi trimestri).

Un certo numero di compagnie aeree ha interrotto i voli da e per la Cina; tra queste ad esempio British Airways, che ha cancellato ogni volo fino a Marzo/Aprile. Ancor più significativa la situazione degli Stati Uniti, che ha vietato l’ingresso nel paese ad ogni straniero in arrivo dalla Cina continentale. Molti altri paesi, tra cui l’Australia, hanno adottato la stessa misura americana.

La Cina ha risposto con stizza all’adozione di queste misure. Il rischio di essere isolata dal resto del mondo rappresenta una situazione politicamente ed economicamente intollerabile per Pechino, specialmente considerando che le trattative commerciali e la sotterranea guerra tecnologica con gli Stati Uniti sono tuttora in corso, anche dopo l’adozione della prima fase di accordi tra i due paesi.

Dunque, più che del virus di per se, è la reazione ad esso dei vari paesi che pone seri rischi per l’economia mondiale. Certamente, dopo un 2019 deludente, la possibilità di un altro anno di ristagno economico è concreta. Qualora succedesse, le banche centrali e le autorità fiscali dovranno probabilmente fare la loro parte per sostenere la domanda aggregata dei vari paesi direttamente o indirettamente colpiti dall’epidemia.

Brunello Rosa

Una versione in inglese di questo articolo è apparsa nella ViewsLetter di Rosa & Roubini Associates


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