Il colosso anglo-olandese Unilever acquista i gelati Grom

Il colosso anglo-olandese Unilever acquista i gelati Grom

 

La multinazionale anglo-olandese Unilever, un gigante nel settore alimentare e dei beni di consumo, ha annunciato ieri l’acquisto della catena di gelaterie Grom. 

Nata a Torino nel 2003, con un primo punto vendita in Piazza Paleocapa, Grom è diventata nel giro di pochi anni un fenomeno di grande successo. L’intuizione dei due fondatori, Guido Martinetti e Federico Grom, è stata quella di puntare su procedure artigianali e materie prime di qualità, presidi Slow Food e prodotti a km zero.  Una proposta che si è inserita in un filone di riscoperta delle migliori tradizioni alimentari italiane, sintetizzata nello slogan “Il gelato come una volta”.  Immediato il successo (a Torino facevano notizia le code fuori dal locale), in un epoca in cui non c’erano ancora i social network a creare mode e tendenze virali.

Negli anni Grom si è sviluppata rapidamente grazie al modello del franchising, arrivando a essere presente in 32 città italiane, da Alessandria a Viareggio e in sette città estere per un totale di 67 gelaterie. Il marchio Grom è arrivato in Europa (Parigi), in Medio Oriente (Dubai), in Asia (Jakarta e Osaka), e negli USA (Hollywood, Malibu, New York).

Lo sviluppo del business ha portato inevitabilmente all’adozione di processi piú industriali, con la produzione di un semilavorato da distribuire nelle gelaterie del gruppo. Tecnicamente, quindi, il gelato Grom ha smesso da tempo di essere un gelato artigianale (per essere definito tale, il gelato deve essere prodotto interamente da prodotti di base, nel luogo in cui è venduto, e consumato entro 24 ore), pur rimanendo un prodotto di ottima qualità.

Adesso il passaggio sotto l’ombrello di Unilever, una delle maggiori aziende al mondo nel settore alimentare, già proprietaria in Italia di un marchio di gelato storico come Algida.  Presente in 190 paesi con un fatturato di 48 miliardi di Euro, Unilever guiderà lo sviluppo del brand a livello globale mentre i due fondatori continueranno a gestire in relativa autonomia l’azienda Grom.

L’annuncio della vendita di Grom ha suscitato reazioni negative tra la maggioranza dei fan dell’azienda torinese, che accusano i fondatori di avere tradito l’idea di prodotto di qualità. “Sono molto deluso. Avete indossato i panni degli Steve Jobs italiani, facendo i grandi imprenditori (e per me lo eravate) e per quattro soldi ora avete venduto un patrimonio e un’idea di cui essere orgogliosi” il commento lasciato  su Facebook da Alessio Zini che continua “Sono sincero: per me non sarà più come prima. Fino a ieri, quando andavo da Grom, acquistavo prima ancora di un gelato, un’idea. Giusta. E buona. Da domani sarà un semplicissimo gelato, privo di quei valori che lo avevano contraddistinto. Amen.

Non tutti i commenti sono negativi, ma il sentimento generale della generazione Grom è quello di chi ha perso un amico: “Tristezza. Capisco che i soldi piacciono a tutti, ma ora Grom diventa uno dei tanti prodotti di una multinazionale” scrive un altro follower.  Segno che dietro al successo italiano di Grom non c’è soltanto la qualità del prodotto ma anche una attenta strategia di marketing e di comunicazione, che è riuscita a far leva sulle corde giuste.

L’acquisto da parte di Unilever ha reso evidente il fatto che il gelato Grom è un prodotto parzialmente industriale. Facile immaginare una sua evoluzione futura in ottica ancora piú commerciale, magari nei supermercati accanto al cornetto Algida.  Fortunatamente, il vero gelato artigianale sopravvive altrove, nelle centinaia di botteghe che in Italia lo producono giornalmente (una su tutti, la gelateria Gori di Roma, luogo di culto della capitale, che usa esclusivamente i prodotti acquistati al mercato ortofrutticolo di fronte al negozio).

Francesco Ragni

Londra, 2/10/2015

foto: Pinterest