“I colleghi ci mancano, ma ormai ci siamo abituati all’homeworking”

Nove impiegati inglesi su dieci costretti a cambiare le quotidiane abitudini, diventate ormai routine a causa del coronavirus

“I colleghi ci mancano, ma ormai ci siamo abituati all’homeworking”

 

Sono 9 su 10 quelli che si sono convertiti alle nuove abitudini lavorative a causa della pandemia da coronavirus, rimodulando ormai da mesi la loro quotidiana attività traslandola dalle quattro mura degli uffici a quelle di casa, ossia all’homeworking.

A rivelarlo una nuova ricerca condotta della Cass Business School della City University of London che spiega come il 91% dei lavoratori inglesi, a cui è stato chiesto di lavorare da casa durante la pandemia, si sia ormai abituato a non vedere i propri colleghi a quattr’occhi e ha generalmente accettato il cambiamento reso necessario dal lockdown.

Il team di ricerca ha intervistato 2.500 colletti bianchi, o white-collar a dirla all’inglese, per approfondire meglio la loro predisposizione all’homeworking.

La ricerca si è focalizzata soprattutto sull’aspetto della mancanza di interazioni faccia a faccia con i colleghi, interpretando tale mancanza come una forma di “lutto” che stanno sperimentando gli impiegati intervistati.

Ogni individuo risponde a tale perdita in modo diverso – ha affermato la Annelore Huyghe della Cass Business School di Londra – ma le emozioni associate possono essere suddivise in 5 fasi di elaborazione del lutto: negazione, rabbia, depressione, contrattazione e, infine, accettazione. Negazione, rabbia e depressione sono fasi considerate pessimistiche, mentre la contrattazione e l’accettazione sono considerate ottimistiche. Spesso, le persone provano queste emozioni allo stesso tempo“.

Più di uno su tre degli intervistati si batte contro tristezza e depressione anche se l’accettazione (91%) e la contrattazione (83%) sono le fasi che sono state più spesso riscontrate nei lavoratori del Regno Unito.

Ciò significa che la maggior parte delle persone intervistate è stata in grado di accettare la mancanza di un contatto diretto con i propri colleghi e di guardare avanti.

Anche se dopo oltre 15 settimane di lockdown e un graduale ritorno alla normalità, più di un dipendente su tre (43%) prova ancora sentimenti di depressione o tristezza, mentre il 37% è rimasto riluttante a lavorare senza contatto diretto con i colleghi; ciò provoca rabbia. Quattro impiegati su dieci (40%) provano invece sentimenti di negazione.

L’età gioca un ruolo nelle differenze riscontrate, soprattutto quando si tratta di sentimenti pessimistici. I giovani sembrano soffrire di più rispetto a quelli di età superiore ai 40 anni. Tra gli impiegati di meno di 30 anni, il 38% prova negazione, rabbia o depressione. Tra i 30 e i 40 il dato è del 36%, ma al di sopra dei 40 anni scende al 29% e tra gli over 65 è solo del 25% degli intervistati.

Il modo migliore per affrontare il lutto da ufficio – aggiunge la dottoressa Annelore Huyghe  – introdurre una routine quotidiana strutturata“. Tra i dipendenti che hanno introdotto una routine ben strutturata durante lo smart working, l’81% prova sentimenti ottimistici e solo il 23% prova sentimenti pessimistici. Gli impiegati che non hanno, invece, una routine strutturata sono più inclini a sentimenti di lutto pessimistici (38%) e meno a sentimenti ottimistici (74%).

Negli ultimi mesi, l’homeworking ha più che dimostrato il suo valore – conclude Huyghe -. Dopo una situazione estrema in cui il lavoro da casa ha rappresentato il 100% o in cui si è assistito a un periodo di chiusura temporanea forzata, le aziende si stanno chiedendo, giustamente, come trovare un nuovo equilibrio. Quelle che terranno conto delle esigenze e delle preferenze dei propri dipendenti sono già un passo avanti per costruire una ‘nuova normalità’ che sarà diversa da azienda a azienda“.

(foto @Pixabay)

@AleAllocca


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