Grenfell Tower, cresce la rabbia, proteste a Kensington Town Hall

Protestano i superstiti e le familiari delle vittime. Sotto accusa la May. Intanto sale a 30 il numero delle vittime confermate.

Grenfell Tower, cresce la rabbia, proteste a Kensington Town Hall

 

A tre giorni dall’incendio alla Grenfell Tower, il dolore si trasforma in rabbia.  I superstiti e i familiari delle vittime, ma anche molti residenti, oggi lo hanno fatto gridando e insultando, accusando le autorità. Sotto accusa la gestione delle informazioni (a tutt’oggi non si conosce il conto delle vittime) e la negligenza delle autorità che non hanno assicurato la sicurezza dell’edificio.

La protesta è esplosa nel pomeriggio di venerdì ed è ancora in corso  centinaia di persone hanno invaso la Town Hall di Kensington & Chelsea, il municipio all’interno del quale è compresa la Grenfell Tower, brandendo cartelli e urlando a gran voce. Un portavoce ha presentato una lista di richieste. I protestanti hanno successivamente lasciato il municipio per marciare lungo High Street Kensington e Holland Park Avenue, le due arterie principali del quartiere, e tornare verso la torre. 

Poco distante, è stata Theresa May a raccogliere le proteste davanti alla St Clement’s Church, dove si era recata a incontrare residenti e volontari. “Codarda”, “Vergogna” le ha urlato la folla. May è andata via senza fermarsi a parlare con chi era all’esterno.

Intanto è salito a 30 il numero delle vittime del rogo della Grenfell Tower a Londra, un numero destinato ad aumentare man mano che le forze dell’ordine risalgono all’identità delle persone coinvolte. Anche su questo non mancano le proteste, e c’è persino chi accusa il Governo di non voler rivelare il numero. Più di 70 i feriti attualmente ricoverati in sei ospedali della capitale, dei quali 17 in gravissime condizioni.  Quasi 80 invece i dispersi, compresi i due 27enni italiani Gloria Trevisan e Marco Gottardi, per i quali le speranze sembrano ormai perdute.

È la May, come dicevamo, a essere il bersaglio preferito delle proteste. Simbolo del Governo (e di un partito Tory) accusati di non avere investito a sufficienza per rendere sicura l’edilizia popolare, e “colpevole” di non avere espresso dopo la tragedia quella empatia mostrata da leader come Corbyn e Sadiq Khan, e persino dalla Regina, recatasi in visita nella mattinata. Il Primo Ministro ha annunciato un fondo straordinario di 5 milioni di sterline per le vittime e assicurato l’apertura di un’inchiesta ma non è riuscito a mostrare il volto di un Governo vicino alle vittime. La tragedia della Grenfell Tower – ha osservato qualcuno – potrebbe essere per May quello che l’uragano Katrina è stato per Bush.

A far montare la rabbia sono soprattutto le notizie sui pannelli utilizzati per ricoprire esternamente il palazzo nel corso dell’ultima ristrutturazione. Pannelli non resistenti al fuoco, e per questo piú economici. Quelli “fire resistant“, che avrebbero probabilmente salvato molte vite, costavano £2 in piú a pannello.  Le informazioni sono state rivelate dal Times e dal Guardian che hanno raccolto testimonianze dirette dalle aziende coinvolte. Il pannello utilizzato alla Grenfell Tower risulta vietato negli USA proprio per essere infiammabile. Perchè è stato usato per rivestire una torre di 25 piani nel centro di Londra, quando con poche migliaia di sterline complessive si sarebbe potuto utilizzare quello antincendio? Domande alle quali i superstiti, ma anche chi vive in torri analoghe e oggi ha paura, vuole assolutamente una risposta.

Nel frattempo Jeremy Corbyn ha chiesto che per dare alloggi agli sfollati siano requisite le case vuote di Kensington. Ce ne sono circa 1,500, il numero piú alto di tutti i borough di Londra. Molte sono case di lusso, tenute chiuse perchè acquistate come investimento o magari come pied-a-terre da usare una settimana l’anno. Proposta probabilmente irrealizzabile ma significativa di una situazione straordinaria e di un paese diviso a metà. E di una tragedia che sta rivoltando drammaticamente la situazione politica e sociale del Regno Unito

foto: BBC