“Unica via contro la crisi energetica”. In UK i sostenitori del fracking vanno all’attacco

Infuria la polemica in Gran Bretagna sul fronte dell’approvvigionamento energetico

“Unica via contro la crisi energetica”. In UK i sostenitori del fracking vanno all’attacco

 

Infuria la polemica in Gran Bretagna sul fronte dell’approvvigionamento energetico. A scatenarla, nei giorni scorsi, è stato Sir Jim Ratcliffe, patron dell’azienda petrolchimica Ineos, che ha sostenuto pubblicamente che il Governo continua a limitare la sua attività e in questo modo sta trascinando il Paese verso una crisi energetica e procurando danni all’economia.

Quattro anni fa il supermanager, considerato anche l’uomo più ricco d’Inghilterra, ha acquisito il diritto di praticare in Gran Bretagna il fracking. Si tratta della fratturazione idraulica, una tecnica sperimentata inizialmente in America nel 1947 per migliorare la resa dei giacimenti di idrocarburi.

In pratica si creano delle perforazioni dentro le formazioni rocciose dove si trovano petrolio e gas, per aumentarne la permeabilità e quindi la produzione degli idrocarburi e per renderne più agevole il recupero.

Le fratture realizzate nella roccia a una profondità anche di due chilometri vengono ampliate man mano pompando fluido – in genere si tratta di acqua – sotto pressione e vengono mantenute aperte con l’introduzione di sabbia o ghiaia.

olo che il rischio collaterale di questa pratica è quello di minare la stabilità del terreno e scatenare movimenti che hanno lo stesso effetto delle scosse del terremoto. Tanto che l’attività viene regolata in modo puntuale dalle autorità che consentono di realizzarla, con un monitoraggio dell’effetto sismico attraverso la scala Richter, la stessa appunto che si usa per i terremoti.

Secondo alcuni studi, fino a 1,5 gradi di movimento non ci sarebbero problemi, ma la Gran Bretagna ha collocato il massimo livello accettabile a 0,5 gradi della scala ed è questo tetto che ha scatenato le proteste di Sir Ratcliffe. “Giocano a fare politica in barba al futuro del Paese – ha dichiarato ai giornali – rischiando una crisi”.

A suo parere si tratta di movimenti minimi e non fastidiosi, ma la pensano diversamente i residenti delle zone vicine agli impianti, che sono scesi in piazza per protestare.

Ne sanno qualcosa anche i responsabili di Cuadrilla, l’unica azienda che fino ad ora ha iniziato a fare fratturazioni idrauliche nel sottosuolo britannico, in una zona vicino a Blackpool. Il limite sismico è stato superato in diverse occasioni, i “vicini” sono insorti e l’azienda ha dovuto sospendere la propria attività e ha subito dei danni.

Per questo all’indomani delle proteste di Sir Ratcliffe ha segnalato le proprie difficoltà e avanzato altre contestazioni. Entrambe le aziende chiedono di far collocare a 1,5 gradi il livello sismico accettabile, ma il ministro per l’energia Claire Perry si è opposta all’idea.

Una determinazione che ha indispettito i vertici della Ineos, che hanno già investito 150 milioni di sterline su questo progetto di sviluppo e hanno ricordato come altrove – di fatto negli Stati Uniti – il fracking sia permesso e senza tante restrizioni.

Proprio partendo da quella esperienza nel 2000 Sir Ratcliffe ha cominciato questa nuova avventura, con il consenso sul fronte politico dell’ex cancelliere George Osborne. Inseguiva l’obiettivo di aprire nuove strade per l’approvvigionamento energetico, senza preoccuparsi delle conseguenze, che invece spaventano i cittadini.

Al di là delle questioni di sicurezza, infine, c’è l’aspetto ambientale da considerare. La tendenza e il suggerimento è quello di ridurre le fonti di energia inquinanti a vantaggio di quelle pulite, ma il fracking è solo un altro metodo per “spolpare” le risorse del pianeta. In modo peraltro innaturale e violento.


Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito


Foto @Pixabay
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