Emergenza coronavirus, Regno Unito spaccato sulla fase 2

Il nuovo messaggio “Stay Alert” di Boris Johnson raccoglie critiche e confusione. E i leader di Scozia, Galles e Nord Irlanda prendono le distanze

Emergenza coronavirus, Regno Unito spaccato sulla fase 2

 

Un Regno dis-Unito, quello che da questa settimana entra ufficialmente nella fase 2 di gestione dell’emergenza coronavirus.

Il premier Boris Johnson ha annunciato, in un tanto atteso discorso in diretta televisiva alla nazione domenica sera, il nuovo piano di allentamento “a tappe” del lockdown lanciando un nuovo slogan ufficiale: “Stay alert / state in guardia”, che di fatto sostituisce il monito “Stay at home / restate  a casa”, utilizzato finora.

L’intento del governo britannico è probabilmente quello di risollevare il morale cittadino, assicurare i britannici che gli sforzi fatti fino ad ora stanno avendo effetto e che quindi, in modo lento e graduale per evitare una seconda ondata di contagi, sarà possibile uscire dal lockdown, soprattutto per far ripartire l’economia ed evitare così lo scenario di una recessione nel paese.

Ma se si guardano le nuove linee guida sui comportamenti da adottare nell’immediato – raccolti in un documento di 50 pagine accessibile online – in sostanza, da domani, mercoledì, cambia ben poco. Il lockdown è ancora in corso per almeno altre tre settimane pur con l’allentamento di alcune misure, e poche sono le novità effettive: chi per ovvie ragioni è impossibilitato a lavorare da casa, ora è incoraggiato a recarsi a lavoro, ma possibilmente evitando i trasporti pubblici; via libera all’esercizio fisico, allo sport all’aperto e al prendere il sole nei parchi (come molti peraltro già facevano da settimane, approfittando del bel tempo in barba alle regole); sarà inoltre possibile muoversi in auto a prescindere dalle distanze e ai cittadini verrà data la possibilità di incontrare una persona estranea al nucleo familiare.

Forse l’unica vera novità, annunciata ieri sera in conferenza stampa, è l’invito del governo – per la prima volta in via ufficiale dopo ben più di due mesi dall’inizio dell’epidemia in Gran Bretagna – ad indossare la mascherina in spazi chiusi, come ad esempio nei negozi e sui mezzi pubblici.

Le prime vere e proprie riaperture, se il calo dei contagi lo permetterà, avverranno solo a partire da giugno. Si comincerà da negozi e scuole elementari, mentre per la ripartenza del settore dell’hospitality, e quindi di pub, bar, ristoranti, saloni estetici e parrucchiere, si dovrà aspettare almeno fino al 4 luglio.

Ma il nuovo messaggio del governo non passa in modo chiaro. Il nuovo slogan confonde, non convince, e i cittadini, subito dopo l’annuncio di Boris, iniziano ad interrogarsi su cosa, esattamente, sia permesso loro fare.

Per esempio, viene annunciato che sarà possibile incontrarsi con i propri familiari, ma non viene subito chiarito in che modalità (chi posso incontrare? e in quanti alla volta? all’inizio neanche il governo sembra saperlo, dato che Boris Johnson e il suo Sottosegretario dicono due cose diverse alla stampa).

Il documento con le linee guida e maggiori chiarimenti viene pubblicato solo nel primo pomeriggio di ieri, mentre nel suo discorso domenica sera Boris Johnson chiede ai lavoratori del settore edilizio e manifatturiero di rientrare a lavoro in mattinata, ma senza fornire istruzioni chiare sul quando e come farlo.

Così, la mattina dopo il discorso del premier, spuntano video di una metropolitana presa d’assalto dai londinesi. Un conducente, intervistato, ha dichiarato sconsolato: “Non la vedevo così piena da prima del lockdown”. Solo nel corso della giornata il sottosegretario Dominic Raab chiarirà che l’invito a rientrare a lavoro entrerà di fatto in vigore solo da mercoledì.

Ad aumentare la confusione c’è poi il fatto che le indicazioni annunciate dal primo ministro siano valide solo in Inghilterra. Non aiutano le reazioni dei leader delle altre tre regioni autonome – Scozia, Galles e Nord Irlanda- che, contrari al messaggio ritenuto troppo vago promosso da Johnson, decidono di adottare misure leggermente diverse e mantenere lo “Stay at home” nei loro slogan ufficiali, per ribadire che continueranno a chiedere ai loro cittadini di non uscire.

Ci troviamo in un momento cruciale nella battaglia contro il virus, e restare a casa è e rimane essenziale. Non possiamo gettare al vento i progressi fatti finora lanciando messaggi diversi” ha twittato la leader scozzese Nicola Sturgeon.

A prendere le distanze dalla linea del governo inglese anche il sindaco di Londra Sadiq Khan: “Il mio messaggio ai londinesi rimane invariato, restate a casa ed utilizzate i trasporti pubblici il meno possibile”.

Quello che il paese voleva questa sera era un senso di chiarezza e consenso, ma non abbiano ottenuto nessuna di queste due cose, anzi siamo stati lasciati con più domande che risposte” ha tuonato il neo-eletto leader dell’opposizione Sir Keir Starmer, commentando il messaggio di Johnson in diretta tv.

Il paese si ritrova così confuso a navigare, dopo più di un mese e mezzo in lockdown, in un mare di messaggi che hanno molto di politico e nulla di scientifico, provenienti da quattro regioni autonome che sembrano comportarsi come quattro nazioni diverse. A riassumere lo stato generale ci pensa John, cittadino scozzese, che durante la conferenza stampa di Boris Johnson di ieri, chiede al premier: “Con così tanti messaggi diversi tra Scozia ed il resto del paese, chi devo ascoltare? Sono scozzese, ma lei è il mio primo ministro…”.

@AgostiniMea


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