Elezioni, Corbyn rilancia: Internet veloce e gratis in tutte le case del Regno Unito

Programmati anche i faccia a faccia tra i leader di partito: il 19 novembre su ITV il 6 dicembre su BBC

Elezioni, Corbyn rilancia: Internet veloce e gratis in tutte le case del Regno Unito

 

Manca ormai meno di un mese alle elezioni anticipate del 12 dicembre, e tra i partiti in corsa fioccano colorate promesse elettorali.

L’ultima, clamorosa, quella del Labour Party di Jeremy Corbyn, che promette internet con fibra ultra-veloce completamente gratuito in ogni casa del Regno Unito, e una tassa sui tech-giant Facebook e Google. Una proposta che ha a dir poco del visionario, ma che ha avuto un riscontro altissimo nelle ultime ore tra le fila del partito per la sua originalità. I pacchetti Internet hanno normalmente un costo intorno alle 30 sterline al mese, costo che il partito promette di abolire se eletto. In questo modo, si legge nello slogan, “verrebbero eliminate ingenti tasse per milioni di persone nel paese”.

La stessa BT, la principale compagnia di telecomunicazioni del paese, ha dichiarato che il piano del Labour ha colto la compagnia “di sorpresa”, perché a luglio non si era parlato di alcun piano di nazionalizzazione. TechUK, rappresentante di molte compagnie del tech in UK ha già bocciato il piano definendolo “un disastro” per il settore e i suoi clienti. “Un piano squinternato” per Boris Johnson, che rilancia il suo di installare la fibra ultra veloce in tutte le case entro il 2025.

Quello di Internet non è certo il primo piano di nazionalizzazione del partito laburista, che aveva già promesso la privatizzazione delle ferrovie e l’abolizione delle scuole ed Università private. Il partito ha inoltre in programma di installare oltre 2000 pannelli solari sui tetti di biblioteche e centri d’accoglienza ad un costo di circa 57 milioni di sterline.

Al di là delle promesse elettorali, la seconda settimana di campagna ha visto il formarsi di nuove alleanze tra i partiti con non pochi colpi di scena, primo fra tutti quello di Nigel Farage. Il leader del partito indipendentista Brexit Party e “padre” della Brexit ha deciso di non fare concorrenza al partito conservatore di Boris Johnson, decidendo di non contestare i seggi vinti dai Tory alle ultime elezioni del 2017 e ritirando di fatto ben 317 candidati. Farage punterà piuttosto alle circoscrizioni elettorali vinte dai laburisti nello stesso anno in zone pro-Remain, per cercare di “rubare” voti all’opposizione.

Un “regalo inaspettato” ma sicuramente ben accetto dal premier uscente Boris Johnson, in questi giorni sotto i riflettori anche per una polemica che vede al centro l’interferenza russa nella politica britannica (in particolar modo nel referendum del 2016, dove il Regno Unito votò per la Brexit, e nelle elezioni politiche del 2017) con tanto di milioni che oligarchi russi avrebbero versato al partito conservatore. I dettagli di tale attività sarebbero contenuti in un report della Commissione Parlamentare di Intelligence e Sicurezza la cui pubblicazione era prevista per i primi di novembre, ma il premier ha preferito rimandarla a dopo le elezioni “per non influenzarne l’esito”.

Simile a quella di Farage poi, la strategia dei Liberal-democratici e altri partiti minori (i Verdi e il Partito del Galles). I tre partiti apertamente anti-Brexit hanno deciso di concorrere insieme in undici circoscrizioni normalmente sotto il partito del Galles, per riuscire a far eleggere un numero maggiore di parlamentari anti-Brexit al governo e sfidare di fatto l’alleanza pro-Brexit. Tra le promesse, anche quella di stanziare un fondo di 100 miliardi in cinque anni contro il cambiamento climatico.

Una campagna senza esclusione di colpi, che non promette altro che di essere più accesa nelle prossime settimane, anche grazie ai dibattiti televisivi in programma. Il primo faccia a faccia tra Johnson e Corbyn si terrà il 19 novembre su ITV dalle 8 di sera, mentre su BBC sarà il 6 dicembre. Anche Sky News ha in programma un dibattito tra tutti i candidati, non solo Corbyn e Johnson, ma per ora solo la leader dei Liberal-democratici Jo Swinson ha accettato l’invito.

@AgostiniMea

(foto in alto @WikiMedia)


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