Via al nuovo anno: fuori dall’Europa ma sbarrati in casa

Il nostro bilancio di fine anno tra Covid e Brexit

Via al nuovo anno: fuori dall’Europa ma sbarrati in casa

 

Fuori dall’Europa ma sbarrati in casa. Si può sintetizzare così lo stato con il quale da questa parte della Manica si affronta il Capodanno più strano e difficile del nostro tempo.

A Londra le strade sono quasi vuote, complice anche un freddo polare. La “variante inglese” del Covid si sta diffondendo in modo molto più rapido della precedente. Solo ieri nel paese si sono contati quasi mille morti, e ancora deve arrivare l’effetto dei contagi natalizi. Inevitabile che il nuovo anno inizi con restrizioni ancora maggiori rispetto agli ultimi mesi del 2020.

La cosa positiva è che c’è luce in fondo al tunnel, e soprattutto che il tunnel si sta accorciando. Il Regno Unito è partito in quarta sul piano di vaccinazione (e di questo bisogna dare atto al governo di Sua Maestà). Non solo il paese è stato il primo tra quelli occidentali, ad approvarli ed a iniziare le vaccinazioni, ma sta anche procedendo in modo spedito, soprattutto se confrontato con l’Italia.

Con il nuovo anno si prevede di vaccinare 1 milione di persone a settimana, e di avere la maggioranza delle persone immunizzate entro l’estate. Una vera e propria corsa che ha motivi non solo sociali ma anche economici. Solo un paese vaccinato e immune potrà permettersi di ricominciare a vivere come prima e fare così ripartire l’economia.

Il vero evento di questo Capodanno è che dopo quattro anni e mezzo di stillicidio politico la Brexit diventa realtà. Alle 23 di stasera (la mezzanotte a Bruxelles), il Regno Unito sarà fuori dall’Europa. Toccherà al Big Ben, riaperto per l’occasione, segnalare l’inizio di una nuova era dal destino incerto. Ma lo farà senza il consueto pavese di fuochi d’artificio che tradizionalmente illumina il Capodanno londinese. Una circostanza che se non fosse tragica suonerebbe ironica, come se gli dei volessero fare un dispetto a tutti i Brexiteers, facendogli notare che l’uscita dall’Unione Europea non è un evento da celebrare in modo spudorato.

Che succederà adesso? Difficile fare previsioni. Alcuni effetti della Brexit saranno evidenti subito, già nelle prossime ore, ma credo che la maggior parte li scopriremo solo nei prossimi mesi (o persino anni). Da italiano residente in UK dubito che saranno effetti positivi. Nella migliore delle ipotesi avremmo a che fare con nuova burocrazia e costi più elevati. Alla peggiore delle ipotesi preferisco non pensare.

I legami tra UK e l’Europa rimangono forti: gli inglesi non smetteranno di fare le loro vacanze in Spagna e noi italiani continueremo a vedere Londra come la terra promessa e a sentirci a casa da queste parti. Ma è lecito aspettarsi che con il nuovo anno l’influsso di italiani verso il Regno Unito rallenterà. Senza le libertà di movimento legate all’appartenenza all’UE non è più possibile venire a vivere qui e cercarsi un lavoro con calma, come hanno fatto due o tre generazioni di italiani. Non sarà facile neanche venire a studiare, visti i costi elevati e l’incertezza sul poter rimanere nel paese una volta finiti gli studi.

Al tempo stesso, chi vive qui si chiede sempre più spesso se non sia venuto il tempo di rientrare in Italia. La lontananza forzata imposta dal Covid ci ha scosso emozionalmente più di quanto non sia riuscita a fare la Brexit e non sorprende che secondo una recente analisi condotta dal Manifesto di Londra, un italiano su dieci sia pronto a lasciare il Regno Unito. Un rientro che, giova ricordarlo, porta anche importanti vantaggi economici in termini di agevolazioni fiscali.

Il 2020 è stato un anno intenso, difficile, per certi versi rivelatore. Lo abbandoniamo con piacere. Nel calice con il quale brinderemo stasera non ci saranno solo bollicine, ma anche tanta speranza e ottimismo. L’augurio a tutti è di stare in salute e di poter tornare presto alla normalità. Il resto verrà da sé.


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