Riaprono le scuole a Londra: insegnanti e genitori italiani si organizzano

Abbiamo incontrato la preside dell'istituto bilingua, docenti di una nursery e mamme preoccupate per i loro figli

Riaprono le scuole a Londra: insegnanti e genitori italiani si organizzano

 

E’ arrivato il via ufficiale del governo britannico alla riapertura delle scuole in tutto il Paese. A partire da lunedì, primo giugno, a tornare tra i banchi dopo più di tre mesi saranno tutti i bambini dell’asilo nido e la scuola dell’infanzia, nonché gli alunni del primo ed ultimo anno della scuola primaria.

In realtà, le scuole del paese non si sono mai fermate del tutto. Delle classi ridotte hanno continuato ad ospitare i figli dei cosiddetti key workers o bambini dalle condizioni più vulnerabili, mentre altre hanno continuato ad offrire ai propri alunni lezioni online.

È il caso della SIAL, la Scuola Italiana a Londra (in alto una foto di una lezione scattata prima del lockdown) , che per tutta la durata delle restrizioni ha tenuto aperta la didattica in bilingue a distanza e che ora, dal primo giugno, si prepara a riaprire i battenti.

E’ chiaro che ripartire con le stesse modalità di prima del lockdown è impensabile” ha detto a LondraItalia Ines Saltalamacchia, preside della scuola  “ma confidiamo che le nuove regole governative verranno assimilate in fretta da bambini ed insegnanti e mantenute per tutto il tempo necessario”.

Il piano del Ministero dell’Istruzione britannico – adottato anche dalla stessa SIAL – prevede classi più piccole (“bolle” di massimo 15 bambini e uno o massimo due insegnanti), orari scaglionati per le pause e la riduzione dell’uso di articoli condivisi. Per la scuola dell’infanzia vietato in particolare l’utilizzo di soft toys, come pupazzi in stoffa o in gomma. L’interazione sarà possibile solo tra membri della stessa aula. Per garantire ciò, molte scuole, come la stessa SIAL, alterneranno la didattica in classe con quella online a giorni alterni.

Tra le altre misure, lavaggio costante delle mani ed igienizzazione più frequente degli ambienti comuni, come mense e corridoi. No invece all’uso del PPE (Personal Protective Equipment) come guanti e mascherine, ritenuto non necessario dal governo.

Ma come assicurare il social distancing tra i bambini dai 5 agli 11 anni e, soprattutto, tra chi ancora frequenta la scuola dell’infanzia? Sono in molti, tra genitori ed docenti, ad esprimere dubbi e preoccupazioni. Nei giorni scorsi, il piano per riaprire le scuole nel paese ha portato ad un acceso scontro tra governo e sindacati degli insegnanti contrari alla ripartenza, preoccupati che questa possa portare ad un aumento dei contagi nel paese e, più nello specifico, esporre i bambini a rischi esterni.

Nonostante le difficoltà dell’home schooling, ho deciso che non rimanderò i miei figli a scuola” confessa Mara, mamma di quattro bambini, dai 9 ai 4 anni, “non tutte le strutture sono pronte ad adottare drastiche misure di contenimento, o presentano spazi troppo piccoli dove non è possibile effettuare il distanziamento. Per non parlare poi dei rischi che i bambini potrebbero incorrere nel percorso casa-scuola, o sui mezzi pubblici”.

Contrariamente a quanto annunciato qualche settimana fa dal ministro dell’Istruzione britannico Gavin Williamson, non sono previste multe per i genitori, che sono liberi di scegliere se fare tornare o meno i propri figli a scuola.

Per Alessandra, docente in una nursery a nord-est della capitale, il non rientro a lavoro a giugno potrebbe invece trasformarsi in licenziamento: “mi è stato comunicato in modo esplicito che non sarà possibile il social distancing, non ci verrà fornito materiale protettivo e in più dovrei viaggiare per più di un’ora sui mezzi pubblici per recarmi a lavoro. Piuttosto, sono disposta a perdere la mia posizione”.

Resta da vedere quanta sarà l’affluenza. Alla Scuola Italiana, a rientrare il 1 giugno sarà circa il 50% degli alunni. Il risultato arriva da un sondaggio effettuato dalla scuola sulle famiglie degli iscritti.

Credo che il risultato rispecchi perfettamente il sentimento altalenante che abbiamo tutti in questo momento” ha detto Ines, “da un lato c’è la preoccupazione di uscire di casa e le priorità sanitarie e di sicurezza, ma dall’altro la forte l’esigenza di far riprendere ai bambini quel bisogno di normalità e di socializzazione che alla loro età è più che mai necessario”.

@AgostiniMea


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