“In cucina Londra sperimenta, ma l’Italia detta legge”: parola di Carlo Cracco

Lo chef è stato ospite nella capitale inglese di uno show cooking tra risotto acciughe, limone e cacao, e pasta di kamut con olio sardo e asparagi di mare

“In cucina Londra sperimenta, ma l’Italia detta legge”: parola di Carlo Cracco

 

Prima un risotto con acciughe, limone e cacao, e poi maccheroni di farina kamut con olio sardo e asparagi di mare. Si è presentato così, a Londra, Carlo Cracco, uno degli chef più acclamati nel Bel Paese diventato una celebrità dei fornelli grazie al suo ruolo di giudice, prima a Masterchef e ora a Hell’s Kitchen, protagonista sempre delle edizioni italiane campioni di audience.

E’ stato ospite d’eccezione di “Bellavita” di Londra (in alto nelle foto di Sergio Mattioli), evento organizzato in collaborazione con ITA – Italian Trade Agency, dedicato al settore agroalimentare italiano,per promuove il food and beverage verso i buyer del settore horeca in nove mercati internazionali, e nel cui capitale ha fatto il suo ingresso al 50% la New.co con Veronafiere e Fiera di Parma.

Tra presentazioni e degustazioni, con l’intento di far incontrare buyers inglesi e produttori italiani di eccellenze, Cracco, insieme ad altri nomi blasonati come Francesco Mazzei, Nicoletta Tavella, Robert Ortiz, Theo Randall e Jacob Kenedy, ha tenuto uno show cooking catturando l’attenzione di centinaia di persone giunte per l’occasione, per conoscere da vicino il diavolo in cucina, come è stato ribattezzato per la sua schiettezza nel giudicare piatti e provetti chef.

Si dice sempre che Londra sia un passo avanti rispetto a tante altre capitali europee. Questo vale anche in cucina?
Londra sicuramente è una città dove si sperimenta tanto – ci ha detto Carlo Cracco al termine del suo show cooking -. Una città dove da sempre in cucina si prova, testa, dove si creano anche nuovi ingredienti e chef stellati si confrontano sulle nuove tendenze. Ma l’Italia sarà sempre il luogo per eccellenza dove viene dettata legge quando si parla di cibo e cucina.

Durante la sua carriera non le è mai capitato di buttare un occhio su cose stesse bollendo in pentola a Londra?
Si certo, ma per semplice curiosità. Perché poi sono sempre andato avanti per la mia strada.

La cucina italiana a che punto è? Se dovessimo parlare di sperimentazione e innovazione.
Più che sperimentare, come se volessimo azzardare cose nuove mai provate prima, preferisco pensare più al fatto che noi chef italiani cerchiamo maggiormente abbinamenti originali con ingredienti di qualità, ma comunque già esistenti. Come usare il cacao in primi o secondi, o anche degli olii particolari realizzati con olive con l’aggiunta di nocciole di ciliegia spremute. Poi al resto pensa l’ispirazione: nata da un viaggio, mangiando in altri paesi, confrontandosi con culture nuove.

Crede che i talent show in ambito culinario abbiano contribuito  ad accrescere una certa cultura nella massa?
Credo che siano tutti programmi fine a se stessi, semplici show con l’intento di intrattenere. Se un ragazzo vuol intraprendere la carriera di chef o un appassionato vuol dedicarsi al mondo della cucina in maniera più che amatoriale, l’unica via da percorrere è lo studio e la dedizione. Non saranno di certo poche ore trascorse davanti alla tv mentre vengono inquadrati dei fornelli, a far diventare qualcuno un cuoco professionista, o altri a capirci di ingredienti e modi di abbinarli.

Il comparto enogastronomico italiano è tra quelli che godono più di buona salute nel nostro Paese, grazie alla forte richiesta estera di prodotti italiani(*). Ma c’è qualcosa che si può ancora fare, che magari fanno bene in altri paesi?
Una cosa che manca è una buona rete di distribuzione all’estero, o per dirla all’inglese, all’Italia manca il networking. Quando vado a New York o Mosca o in altre grandi città estere non c’è mai un luogo unico dove posso trovare un buon olio pugliese o siciliano, ad esempio. Devo sempre scovarli in piccoli negozietti o ristoranti. Non esiste una sorta di market del cibo italiano dove trovi in vendita le eccellenze. A mio avviso si dovrebbe fare più lavoro di squadra quando si pensa all’estero, anziché affidare ai singoli produttori o distributori la conquista di nuovi territori fuori dai nostri confini.

*600 milioni di sterline di importazioni dall’Italia verso l’UK nei primi tre mesi del 2018, un aumento del 3,25% rispetto allo scorso anno. Dati ITA – Italian Trade Agency