Covid, la crescita dei contagi in UK mette in allerta il governo centrale

Entro fine mese si deciderà come applicare l'utilizzo del pass vaccinale. Mentre in Scozia dal primo ottobre sarà obbligatorio negli eventi di massa e night club

Covid, la crescita dei contagi in UK mette in allerta il governo centrale

 

Nonostante il grande sforzo messo in campo nel contrastare la pandemia, il Regno Unito non riesce a frenare la crescita dei contagi che sta raggiungendo giorno dopo giorno i medesimi numeri di mesi fa. Ad esempio, lo scorso 19 gennaio i ricoverati con sintomi da Covid-19 erano stati 39.453, numero simile registrato nelle ultime 24 ore dalle autorità sanitarie britanniche: 38.013 i nuovi contagi, 167 decessi e 8.805 persone ricoverate in ospedale.

Secondo l’NHS è salita ormai a tre quarti del totale la quota di persone non vaccinate ricoverate per il virus negli ospedali del paese. Lo ha sottolineato anche il primo ministro Boris Johnson durante una visita al St Thomas’ Hospital, lo stesso in cui venne ricoverato drammaticamente nell’aprile 2020 in terapia intensiva.

Johnson ha definito preoccupante questa percentuale, evidenziando nel contempo l’incremento dei dati sul contagio dei giovani, la fascia di età coinvolta per ultima nella campagna vaccinale in un paese dove i casi giornalieri alimentati dalla variante Delta, come visto, restano in media oltre quota 30.000 da una decina di giorni e il totale dei ricoveri e risalito a quasi 8000 contro 5600 di un mese fa.

La fine di tutte le maggiori restrizioni introdotta sull’isola dal governo dal 19 luglio “si è rivelata giusta – ha sostenuto il premier al St Thomas – poiché la relativa riapertura dell’economia ci sta facendo crescere adesso più velocemente di qualunque altro Paese del G7, ma siamo stati chiari con la gente sul fatto che il rischio esiste ancora, che la pandemia non è finita e i contagi rimangono abbastanza alti. Per questo sono preoccupato in particolare che in grandi ospedali il 75% dei pazienti afflitti dal Covid sia tuttora non vaccinato“.

Dal punto di vista della campagna vaccinale, oramai quasi tutti gli adulti hanno ricevuto almeno una dose del vaccino (88.95% sul totale) e lo stesso vale anche per il richiamo (80.4%), e anche la prevenzione sta viaggiando su numeri molto importanti, tanto che nell’arco delle ultime 24 ore sono stati oltre 1 milione e 200 mila i test del tampone condotti.

Nel frattempo si sta dibattendo anche sulle modalità di utilizzo del Covid Pass, l’equivalente del Green Pass europeo. Anche nel Regno Unito c’è un fronte che non vorrebbero che venisse adottato nella quotidianeità per evitare discriminazioni. Ma la linea di Downing Street, almeno per l’Inghilterra, sembra essere quella di rendere obbligatorio in occasione di eventi dove è prevista una concentrazione importante di persone, come teatri, stadi, night club e sale concerto.

Opzione che è già diventata legge invece in Scozia. Il locale parlamento ha approvato la proposta  per l’introduzione dell’obbligo della certificazione del vaccino anti Covid limitato all’accesso ai locali notturni e ai grandi eventi pubblici.

Il pass scozzese entrerà in vigore nel territorio del nord dal primo ottobre e sarà richiesto solo per l’ingresso in discoteche e club vari o per poter accedere a concerti e manifestazioni sportive di massa con un certo numero di spettatori compreso fra 4000 e 20.000 a seconda se indoor o all’aperto.

Come anticipato, una versione non molto diversa del pass è peraltro in via di definizione entro fine settembre – per l’Inghilterra – anche da parte del governo centrale britannico alle prese a sua volta con contestazioni, e richieste di contenimento della sua estensione, da parte tanto delle opposizioni quanto dell’ala più libertaria della maggioranza Tory a Westminster