“Costretta a 10 giorni di isolamento a Londra nonostante abbia il doppio vaccino fatto in Italia”

Il governo britannico riconosce i vaccini EU ai fini della quarantena, ma non se si entri a contatto con un positivo. Il caso di una nostra lettrice e la conferma dell’NHS

“Costretta a 10 giorni di isolamento a Londra nonostante abbia il doppio vaccino fatto in Italia”

 

I certificati di vaccinazione approvati per l’ingresso nel Regno Unito, come il Green Pass europeo, non esonerano dall’isolamento obbligatorio chi, in viaggio o sul territorio britannico, fosse identificato come contatto stretto di una persona risultata positiva al Covid-19.

Lo ha confermato a Londra, Italia un portavoce del Dipartimento per la Salute e l’Assistenza Sociale britannico (DHSC), che ha specificato che “Il nostro processo di verifica nazionale [di tracciamento dei contatti, ndr] attualmente riconosce solo lo stato di vaccinazione delle persone che hanno ricevuto il vaccino nel Regno Unito”.

Inoltre, lo hanno scoperto sulla loro pelle diversi turisti e lavoratori che si sono recati nel Regno Unito nelle scorse settimane, forti della rimozione del tampone pre-partenza per i vaccinati da almeno 14 giorni, in essere dal 4 ottobre; la sorpresa è arrivata con un sms dal sistema di tracciamento dei contatti del Regno Unito, che gli imponeva l’obbligo di isolamento di dieci giorni.

Rivka Spizzichino

Sono arrivata all’aeroporto di Londra per quello che doveva essere il mio primo viaggio ‘post-pandemico’, ma purtroppo mi trovo in isolamento per un positivo al Covid-19 sul mio volo,” ci racconta Rivka Spizzichino, fotografa e  turista vaccinata in Italia, contattata tre giorni dopo il suo arrivo nel Regno Unito da un operatore NHS. “Ho spiegato che sono vaccinata con un siero approvato dal Regno Unito. Ha così dovuto spiegarmi che per il contact tracing loro considerano ‘completamente vaccinati’ solo i passeggeri che hanno ricevuto il vaccino in territorio britannico. A questa affermazione ho risposto: “Lei mi sta dicendo che un passeggero che era presente sul mio stesso volo e che ha ricevuto il mio stesso vaccino nel Regno Unito oggi può uscire liberamente e io no?” L’operatore – per la verità molto imbarazzato – ha risposto: “Yes.

L’isolamento di dieci giorni per chi è identificato come contatto stretto di una persona risultata positiva al Covid era obbligatorio per tutti fino al 16 agosto. Con il raggiungimento della soglia del 75% di persone vaccinate nel Paese, quest’obbligo è stato rimosso per tutte le persone che avessero completato il ciclo vaccinale nel Regno Unito. Non è stata però implementata una procedura per riconoscere i certificati di persone vaccinate all’estero, anche se un portavoce del Dipartimento per la Salute ha detto che il sistema è attualmente in revisione. Il riferimento per le procedure più attuali rimane il numero di telefono 119 del servizio sanitario britannico NHS.

Molta della confusione intorno a questo argomento è da imputare all’ambiguità nelle linee guida del governo inglese riguardo a chi sia da considerarsi fully vaccinated, completamente vaccinato, e chi no.

All’arrivo nel Regno Unito, i vaccinati all’estero con sieri approvati sono ufficialmente considerati completamente vaccinati (qui il sito internet ufficiale) e non devono presentare il risultato negativo di un tampone pre-partenza, né sottoporsi alla quarantena preventiva all’arrivo. Non è inoltre segnalato il rischio di isolamento o quarantena, se non nelle linee guida relative al tracciamento dei contatti, in cui i vaccinati all’estero perdono la condizione di “completamente vaccinati”.

L’informazione relativamente al tracciamento dei contatti non è chiara neanche sui canali istituzionali italiani: la pagina ufficiale del Regno Unito di Viaggiare Sicuri del Ministero degli Affari Esteri segnala tuttora la cessazione dell’obbligo di isolamento fiduciario se contattati da operatori sanitari del servizio NHS Track and Trace, anche se un aggiornamento del 24 ottobre ricorda che “si è soggetti alle procedure di quarantena e contenimento previste dal Paese in cui ci si trova. Tali procedure interessano, secondo la normativa locale, anche i cosiddetti “contatti” con il soggetto positivo, che sono ugualmente sottoposti a quarantena/isolamento dalle autorità locali e a cui non è consentito spostarsi.