Corsi di lingua. Il Consolato: “Affidiamoli alla Scuola Italiana di Londra”

Si sblocca la vicenda dopo il fallimento del Coasit per presunte irregolarità di bilancio. Da settembre potrebbero partire i nuovi corsi

Corsi di lingua. Il Consolato: “Affidiamoli alla Scuola Italiana di Londra”

 

Sarà quasi certamente la SIAL, la Scuola Italiana di Londra, a ereditare la gestione di una parte dei corsi di italiano lasciati vacanti dal Coasit, fallito a luglio, dopo decenni di esercizio, per presunte irregolarità di bilancio.

La svolta è del pomeriggio del 27 luglio – solo due ore prima della riunione straordinaria sul caso convocata nella sede londinese del Consolato Italiano – quando al presidente e ai membri del Comites è arrivata, tramite una mail dell’Ufficio Amministrativo del Consolato, la proposta e il bilancio preventivo della SIAL, accompagnati dalla raccomandazione del Console Marco Villani ad una valutazione la più rapida possibile.

La ragione di tanta fretta? Se si vuole lavorare per una ripresa, anche parziale, dei corsi a settembre, la proposta va inviata al Ministero degli Esteri entro il 30 luglio. Lo hanno chiarito sia Villani che la Dirigente dell’Ufficio Scolastico Maria Emanuela Luongo, che hanno pubblicamente ringraziato la governance della Scuola Italiana per aver presentato la loro proposta, frutto di lavoro congiunto con le autorità.

Vediamola da vicino. La Sial chiede al Ministero un contributo di 94,237.12 euro (81,043.10 sterline) a cui affiancare 101,465.29 (87,250 sterline) di quote di partecipazione delle famiglie o degli iscritti, per entrate totali di quasi 196mila euro e spese di funzionamento didattico di circa 45mila euro, principalmente per l’affitto delle aule. A queste vanno aggiunti quasi 125mila euro di retribuzione del personale, la voce di spesa più grossa, anche se non ci sono al momento rassicurazioni sulla possibilità di integrare i docenti lasciati a spasso dal fallimento del Coasit.

Un bilancio molto diverso da quelli della gestione precedente su tre punti chiave, sintetizzati da Andrea Pisauro della lista Moving Forward del Comites: 1) lo Stato taglia i contributi all’insegnamento dell’Italiano in Gran Bretagna; 2) aumenta la quota del contributo delle famiglie rispetto a quello statale; 3) si riduce l’offerta formativa

La sede del Consolato italiano a Londra

Che significa? Che le famiglie dovrebbero pagare circa 250 sterline per una offerta formativa inferiore e limitata, per ora, a Londra. Troppo per chi già fatica a versare le 150 sterline della retta attuale, tanto che si corre il rischio concreto di abbandono di massa.

E c’è anche un delicato punto politico: mentre paesi fratelli come Francia e Spagna garantiscono ai loro concittadini a Londra un’educazione gratuita e completa, lo Stato italiano ridurrebbe ulteriormente il suo contributo alla conoscenza della lingua, fra l’altro affidando la gestione dei corsi ad un Istituto che, pur con statuto di charity e buona reputazione, è di fatto una scuola privata a 13mila sterline l’anno.

Per questo, e perché “non ci sono le condizioni per una valutazione approfondita”, il Comites ha deciso all’unanimità di astenersi dal dare un parere: del resto, fin da quando il caso è esploso, la richiesta dei rappresentanti dei concittadini italiani è stata quella di indire un bando pubblico per la gestione dei corsi. Il parere del Comites è consultivo, ma il Console Villani è apparso indispettito dal mancato appoggio, che non pregiudica ma rende politicamente e praticamente più scivoloso l’eventuale affidamento alla Sial.

La verità è che, con tempi tanto stretti, non ci sono alternative, e che anche la politica romana favorisce questa soluzione.

Il caso Coasit ha mobilitato l’attenzione di molte comunità di italiani all’estero, che premono per una soluzione rapida e positiva dell’impasse. Non a caso, alla riunione erano presenti sia il senatore di Forza Italia Raffaele Fantetti, che da segretario della Commissione Bilancio ha lasciato intendere di poter contribuire a risolvere la situazione dei debiti del Coasit (affitto della aule e stipendi dei docenti) con una proposta di emendamento nella prossima finanziaria, che l’iperattivo deputato leghista Simone Billi, molto vicino al sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi. Da notare che nel gabinetto di Picchi lavora Massimiliano Mazzanti, già console generale a Londra, che a gennaio scorso, sul finire del suo mandato, ha rilevato le irregolarità nel bilancio del Coasit e avviato i controlli.

Quanto alla ricostruzione di quanto successo, dalle nostre prime verifiche risulta che il Coasit, fino al 2016, non abbia inserito nei suoi bilanci l’accantonamento di un fondo per le liquidazioni degli insegnanti creato nel 2008. Si tratta di circa 50mila sterline, non una grossa cifra, ma la mancata dichiarazione viola la legge. E le ragioni di questa incredibile omissione sono ancora da capire: il Presidente dimissionario Silvestro De Besi sostiene di averla ereditata dalla gestione precedente. Se ne occupano gli avvocati liquidatori.