“Altro che Europa, il Regno Unito è l’emblema della burocrazia”

A Londra Romano Prodi ha analizzato i recenti fatti che hanno caratterizzato l'UK e i futuri rapporti con l'UE

“Altro che Europa, il Regno Unito è l’emblema della burocrazia”

 

I giornali scandalistici hanno montato la Brexit”. Sono le parole di Romano Prodi, al culmine del ragionamento articolato alla London School of Economics ieri per una lezione sul futuro dell’Italia e dell’Europa dopo la Brexit.

Per Prodi quello alla LSE è un ritorno, per l’esattezza dopo “cinquantasei anni” racconta alla sala gremita raccolta al Pankhurst House and Fawcett House per l’incontro organizzato dalla LSE SU Italian Society e dallo LSE Institute of Global Affairs.

Qui, infatti, il professore ha studiato arricchendo il suo bagaglio accademico e nutrendosi di quelle idee che gli torneranno utili negli anni da presidente della Commissione europea.

Dopo la Brexit – ricostruisce Prodi – ci sarà un forte cambio di passo in termini di potere con l’allontanamento di una potenza nucleare coma la Gran Bretagna”.

Ma quello che preoccupa maggiormente Prodi è il ruolo dell’Europa in un mondo che vede ridisegnato il suo profilo geopolitico. Da un lato l’America di Trump, dall’altra l’asse sino-russo. “In questo scenario, l’Europa è da sola”. Un’Europa che per Prodi è santuario e luogo di pace, anche se non può negarsi, “che sia vista da molti come la realizzazione degli interessi delle banche e dei banchieri”. E dei burocrati.

Nelle foto in alto e sopra Romano Prodi in conferenza a Londra

Mi ha sorpreso – spinge il suo ragionamento in avanti – che uno dei motivi della Brexit fosse la burocrazia di Bruxelles. Si è stigmatizzato l’apparato burocratico quando quello britannico è l’emblema della burocrazia. Credo – continua – che i giornali scandalistici abbiamo creato la Brexit, montandola ogni giorno. La Commissione europea è stata fatta oggetto di attacchi quotidiani”.

Ma è inutile guardarsi indietro” ha commentato Prodi, spostando il suo ragionamento sulle imminenti sfide dei negoziati. “Ora dobbiamo guardare a come verrà gestita la Brexit. Credo che, se sul commercio ci sarà un accordo, ci sarà una forte competizione sugli altri grandi capitoli del negoziato. Questo aprirà una serie di conflitti che fino ad ora sono stati secondari”.

Frizioni non solo tra la Gran Bretagna e il blocco continentale, ma anche tra gli stessi stati membri. “Parigi proverà ad attrarre a sé i capitali in fuga dalla City. La Germania tenterà un simile approccio. Tra Ue e Gb, poi, dobbiamo aspettarci tensione in tutte le materie di tipo non commerciale”.

Dall’Erasmus alla materia migratoria, passando per la ricerca e sviluppo, lo scontro in sede di negoziato sarà importante, ammette il Professore. “Sarà una bella lotta”. “Ma attenzione – mette in allerta – non si illudano gli inglesi ora che avvieranno il negoziato con gli Usa. Prima l’America significa che anche il Regno Unito sarà secondo rispetto agli interessi americani”.

Una considerazione che si unisce al rammarico della Brexit in sé. “Come Europa – ammette sinceramente – abbiamo perso una delle migliori”. La perdita del Regno Unito è una sconfitta per Prodi. “Ma ora è il momento di un nuovo slancio per l’Europa”.

Quale la tenuta dell’Europa dopo la Brexit, gli chiediamo per Londra Italia a margine dell’incontro. Professore, dobbiamo temere per l’integrità dell’Ue?

No – ci risponde sicuro – le utile elezioni europee hanno dimostrato che quando c’è un referendum sull’Europa, quando siamo di fronte alla scelta tra pro e contro Europa, la gente vota a favore del disegno europeo”.


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