Con un secco no, Boris Johnson controbatte alla richiesta di dimettersi

Il primo ministro oggi sotto attacco del leader laburista Keir Starmer

Con un secco no, Boris Johnson controbatte alla richiesta di dimettersi

 

Boris Johnson ha risposto con un semplice “no” alla richiesta di dimissioni che gli è stata nuovamente rivolta dal leader dell’opposizione laburista Keir Starmer. Nel corso del Question Time di oggi alla Camera dei Comuni, il premier ha difeso l’azione del suo governo nella lotta alla pandemia, rigettando le accuse di “spettacolo vergognoso” che gli sono state lanciate da Starmer rispetto allo scandalo del partygate e all’indagine che ne è seguita.

Il clima attorno al premier, tuttavia, potrebbe ulteriormente peggiorare con la pubblicazione del rapporto dell’alta funzionaria pubblica Sue Gray, che ha condotto un’indagine interna sulle feste organizzate a Downing Street in pieno lockdown.

Se dal rapporto dovessero emergere responsabilità dirette di Johnson, il premier potrebbe trovarsi a fronteggiare un voto di sfiducia interno al Partito conservatore. Secondo le anticipazioni, il rapporto potrebbe essere reso pubblico nella giornata di oggi o, al più tardi, domani.

Tornando alle accuse giunte dall’opposizione, Johnson ha risposto a Keir Starmer rinfacciandogli di comportarsi “opportunisticamente” e di essersi rivelato “più un avvocato che un leader” (giocando sull’assonanza in inglese fra ‘lawyer’ e ‘leader’) nel frangente della polemica attuale.

Un deputato laburista gli ha più tardi replicato di preferire che “il Paese sia guidato da un avvocato piuttosto che da un bugiardo” (richiamando a sua volta l’assonanza di pronuncia fra ‘lawyer’ e ‘liar’).

Scontri verbali a parte, la richiesta di trasparenza totale arriva da più parti e non può essere ignorata. Cresce quindi l’attesa attorno al documento dell’alta funzionaria pubblica Sue Gray che potrebbe fare chiarezza su tutti i comportamenti condotto da Johnson e dal suo staff durante i periodi di lockdown.