Carte di credito, crescono i debitori insolventi nel Regno Unito

Sono circa 6,5 milioni le persone che usano questa forma di pagamento anche per piccoli acquisti. Parte di loro accumula passivi non in grado di coprire nel breve tempo

Carte di credito, crescono i debitori insolventi nel Regno Unito

 

Finché a giocare sul limite di acquisto delle carte di credito era Becky Bloomwood, la protagonista della serie best seller “I love shopping” scritta da Shopie Kinsella, gli inglesi si divertivano. Adesso, però, il sorriso sulle loro labbra si è spento, dato che il numero dei sudditi di Sua Maestà che vantano debiti da capogiro è in continuo aumento.

La stessa Bank of England ha lanciato l’allarme qualche giorno fa, segnalando che alcune grandi banche potrebbero perdere fino a trenta milioni di sterline per via dei conti di carte di credito e dei prestiti personali rimasti in sospeso, in questa fase di ristagno economico. Qualcuno ha parlato di istituti storici che giocano con il fuoco, mentre il governatore di Bank of England, Mark Carney, ha precisato che non vede rischi immediati per le banche, anche se esistono dei rischi e che ci saranno di certo conseguenze economiche.

A suo parere le banche inglesi dovranno mettere da parte una copertura speciale, pari almeno a dieci milioni di sterline, per far fronte a perdite legate a carte di credito, prestiti personali o prestiti per l’acquisto di veicoli, che non sarà possibile ripianare nei tempi stabiliti.

Tutta colpa del fatto che il numero degli inglesi che si affidano alle carte di credito è in costante aumento. Secondo una recente statistica 6,5 milioni di persone usano la carta di credito per le piccole spese, dal supermercato fino al panino comperato al bar. Molti hanno più di una carta e, raggiunto il limite sulla prima, si affidano alla seconda e poi alla terza per continuare a comperare. Ma l’accumulo di queste somme da restituire finisce per creare cifre che poi non si possono ripianare, soprattutto se vanno ad aggiungersi alle rate del mutuo per la casa o del prestito per l’acquisto dell’automobile.

Una spirale che vede i cittadini spendere virtualmente denaro che di fatto non possiedono. Anche Imf, il Fondo monetario mondiale, ha sollevato nelle scorse ore delle perplessità su questo “consumismo” britannico, alimentato dai prestiti che lo scorso anno sono aumentati di oltre il 10 per cento, contro la tendenza media del 2,3 per cento, sostenendo che se da un lato muove l’economia e le vendite, dall’altro rischia di generare un collasso.

Secondo una ricerca appena conclusa, infatti, l’economia di un paese trae un beneficio per i primi due o tre anni, quando aumentano i prestiti al consumo e l’uso delle carte di credito, ma poi in genere si arriva ad un crollo. Anche il governo ha manifestato preoccupazioni per questa tendenza e ha chiesto di esaminarne gli effetti.

Gli economisti, però, hanno un’idea chiara di cosa bisognerebbe fare quando il debito cresce troppo velocemente: occorre ridurre i rischi introducendo limiti ferrei sui livelli di prestito e anche norme rigide nella gestione dei patrimoni della banche che possono essere concessi. Insomma servono misure chiare per evitare che i cittadini continuino a spendere più di quanto potrebbero, finendo poi per ritrovarsi impossibilitati a restituire il denaro.

Gli interventi andrebbero promossi sui mutui, che sono altissimi, dieci volte l’equivalente dei debiti per il prestito al consumo, ma anche su carte di credito e finanziamenti personali. Una regolamentazione a 360 gradi, dunque, per evitare di scoprire, dopo qualche mese, che non si può mettere in pari il conto con la banca e che anch’essa rischia un buco. Un po’ come le finanze della Bloomwood, ma senza lieto fine.


Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito