“Priorità ai lavoratori britannici” la stretta anti-immigrazione della May

Per assumere uno straniero le aziende dovranno dimostrare che non vi sono britannici in grado di coprire il lavoro. Stretta anche su studenti e medici stranieri

“Priorità ai lavoratori britannici” la stretta anti-immigrazione della May

 

Le aziende UK dovranno assumere prima di tutto lavoratori britannici e rendere nota la percentuale di personale straniero (europei inclusi) che impiegano.  Per assumere una persona che non abbia la nazionalità britannica le aziende del Regno Unito dovranno dimostrare che non vi sono, nel paese, persone in grado di svolgerne quel lavoro, con un approccio simile a quello usato oggi dagli Stati Uniti.

Le nuove misure sono state annunciate ieri dall’Home Secretary Amber Rudd (equivalente del nostro Ministro dell’Interno) nel suo discorso alla Conferenza Tory, con lo slogan “British jobs for british workers“.  L’obiettivo della stretta sugli stranieri, nelle parole del Ministro, è quello di “evitare che gli immigrati prendano posti di lavoro che possono essere occupati da britannici”.  Dichiarazioni al limite della xenofobia che hanno suscitato reazioni forti sia dal mondo del business che da quello politico (“Sembra che ci siamo svegliati con un governo Ukip” ha twittato Nicola Sturgeon). Negative anche le reazioni dei mercati, con la sterlina che sta continuando a perdere valore, scendendo ai valori minimi degli ultimi 31 anni.

Porte piú strette anche per l’ingresso di studenti stranieri extra-EU, soprattutto per quelli che frequentano università di “secondo livello”.  Il piano della Rudd è quello di rendere piú difficile l’ottenimento di un visto di studio, in modo che solo gli studenti piú brillanti siamo ammessi a frequentare un ateneo britannico. Una misura che non andrebbe a toccare gli atenei di elite, come Cambridge o l’Imperial College, ma darebbe un colpo forte all’industria universitaria nel suo complesso, costringendo decine di atenei meno prestigiosi a ridurre la loro attività o addirittura a chiudere.

Sullo sfondo rimane il tema spinoso della dipendenza dell’NHS dai professionisti stranieri. Parlando con la BBC, Theresa May ha detto che i medici stranieri potranno rimanere in UK solo fino a quando il Regno Unito non avrà addestrato sufficienti medici britannici.  Il ministro Hunt ha indicato il 2025 come l’anno nel quale il Regno Unito sarà “autosufficiente”. Per raggiungere questo obiettivo, Hunt punta a aumentare il numero di studenti di medicina del 25% (oggi è limitato a 6,000/anno) e a trattenere a tutti i costi in patria i laureati britannici, oggi attratti da opportunità in paesi come Canada e Australia. Secondo la proposta di Hunt, i neo-laureati in medicina saranno obbligati a lavorare per l’NHS per almeno quattro anni prima di poter andare all’estero, o in alternativa dovranno pagare una multa molto salata, fino a 220mila sterline.

Con un approccio che si comincia a delineare meglio giorno dopo giorno, il governo May sta esprimendo chiaramente la sua strategia; massima priorità al controllo delle frontiere e alla riduzione dell’immigrazione, anche a costo di danneggiare nel breve-medio periodo l’economia britannica e il valore della sterlina.  Le politiche proposte mirano a creare consenso tra la popolazione, strizzando l’occhio all’elettorato l’UKIP e quello Labour, entrambi in evidente crisi di leadership.

Sadiq Khan continua a ripetere che Londra rimane “aperta.  Theresa May, invece, punta a chiudere le porte del Regno.

Londra, 5 ottobre 2016

foto: BBC Parliament