“I britannici non ci stanno capendo nulla della Brexit”

John Hooper, giornalista inglese e corrispondente da Roma del The Economist, offre una visione dell'attuale momento storico

“I britannici non ci stanno capendo nulla della Brexit”

Nessuno ci sta capendo molto sulla Brexit, figuriamoci gli stessi britannici”. Non usa giri di parole John Hooper, storico corrispondente dal sud Europa, prima in Spagna a Madrid, e da qualche decennio in Italia raccontando da Roma il nostro Paese per il Guardian, l’Observer e ora il settimanale Economist.

Hooper è stato protagonista di un incontro a Londra con il Gil, gruppo giornalisti italiani, con l’intento di offrire una propria visione sui maggiori eventi che stanno caratterizzando questo particolare momento storico: dai flussi migratori all’ascesa di Trump, dagli equilibri politici nel Vecchio Continente alla Brexit.

Ed è proprio la scelta del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea ad aver catturato maggiormente l’attenzione, grazie a quel suo particolare ruolo di giornalista di origine inglese ma da anni impegnato in corrispondenze estere, riuscendo ad avere una visione molto più completa di chi opera su un singolo territorio.

Sono rientrato in Inghilterra solo mesi dopo il referendum di giugno 2016 – racconta Hooper -. Fino a quel momento avevo seguito la vicenda da Roma attraverso gli articoli di giornale che leggevo quotidianamente. Ma solo una volta atterrato a Londra, parlando con miei amici e respirando l’atmosfera che mi circondava, ho effettivamente capito il peso di  quanto stava accadendo. La prima cosa che ho notato è che l’importanza della scelta fatta con la Brexit era molto più alta di quanto si potesse immaginare”.

Pensa che i britannici andati al voto fossero preparati sulla scelta da prendere?
Sicuramente la stampa non ha contribuito a informare al meglio i votanti. Sia quella di Destra che di Sinistra o, per essere ancora più precisi, quella a favore dei Conservatori e dei Laburisti, hanno sempre proposto analisi soggettive e mai oggettive. Addirittura la stampa più vicina all’attuale Governo spesse volte etichettava l’Unione Europea come waste of time, una perdita di tempo, senza mai specificare con esattezza il perché, giocando solo sul risparmio che si poteva ottenere dall’uscita, e mai sulle perdite.

Alcuni titoli di giornali inglesi nel periodo pre referendum

Su quale aspetto la stampa britannica ha mancato di informare correttamente il popolo?
La migrazione su tutto. Si è scritto tantissimo sui timori dettati dall’ascesa dei flussi intra-europei, quelli tra i paesi appartenenti al Vecchio Continente, con la proposta di mettere un freno e tornare a gestire le frontiere a proprio piacimento. Ma la maggior parte delle persone, stampa compresa, si è forse dimenticata che il Regno Unito storicamente è tra i maggiori approdi globali per i flussi migratori, soprattutto extra-europei. Si è di fatto dimenticata la propria storia e indole culturale.

Lo stesso sta accadendo anche oggi, anche dopo che la scelta è stata presa?
Credo che più passi il tempo e più sia rilevante la crescita dei regrets, di coloro che hanno votato per il Leave e credono oggi di aver fatto la scelta sbagliata. I recenti sondaggi parlano di una percentuale tra il 5% e il 10% dei regrets e, come si può immaginare, ad oggi il voto sarebbe totalmente ribaltato rispetto a giugno 2016 (il 52% aveva votato per abbandonare l’Unione Europea, il 48% per rimanere,  ndr). Ma il dado è tratto e non si può ovviamente tornare indietro.

Che sensazione ha sull’operato dell’attuale Governo?
La prima impressione è che ci sia una gran confusione dettata non tanto dalle trattative in essere con l’Unione Europea, quanto a casa propria. A memoria credo che sia la prima volta, nella storia politica britannica, che ci siano forti ed evidenti spaccature all’interno dei due maggiori partiti. Storicamente le battaglie erano tra opposte coalizioni, quelli di Destra contro quelli di Sinistra; invece ora gli scontri sono proprio all’interno dei singoli partiti, vale sia per i Conservatori che per i Laburisti.

Dato che da anni vive a Roma, pensa che l’Italia abbia inquadrato la Brexit? Ritiene che la stampa italiana stia informando correttamente sulle conseguenza che l’uscita dall’UE dell’UK porterà anche agli altri 27 Stati membri?
E’ difficile che gli italiani riescano ad inquadrare la Brexit se neppure i britannici ne sono ancora capaci. Anche la stampa, per quanto possa raccontare cosa avviene in questo periodo attorno al tavolo delle trattative a Bruxelles, non riuscirà mai ad offrire un’immagine esatta. Oltre al fatto che ad oggi siamo ancora solo nel campo della teoria, dato che nulla di concreto è stato messo in atto. E’ tutto puro sentimento e con il sentimento non si fanno di certo i conti.