Brexit e possibili conseguenze, perchè il caso Windrush ci preoccupa

La vicenda dei caraibici giunti in UK nel 1948 potrebbe riprensentarsi in futuro anche per i cittadini europei del Regno Unito

Brexit e possibili conseguenze, perchè il caso Windrush ci preoccupa

 

La Brexit ci ha fatto capire che non basta essere italiani, o più in generale cittadini dell’Unione, per potersi muovere liberamente in Europa per periodi prolungati di tempo. Inoltre, chi intende rimanere in un altro paese per più di 3 mesi, deve dimostrare di stare esercitando i diritti di libera circolazione garantiti dai trattati europei.

Questo significa che è necessario svolgere un’attività nel paese ospitante, ovvero lavorare come impiegato o lavoratore autonomo, studiare, essere in cerca di lavoro o essere economicamente autosufficienti.

Al momento per risiedere legalmente nel Regno Unito è necessario che studenti e persone economicamente autosufficienti abbiano una assicurazione medica privata o la propria tessera sanitaria, che vale come assicurazione europea.

Mentre fino ad ora l’assenza di questi requisiti non è stata particolarmente importante, ora ci si chiede se una residenza “irregolare” possa inficiare una possibile domanda di permanent residence o settled status, o addirittura il proprio diritto a rimanere nel Regno Unito dopo l’uscita dall’UE.

Il caso Windrush è un triste ed allarmante esempio di quanto potrebbe accadere dopo la Brexit a cittadini europei che risiedono in Gran Bretagna da molti anni e non hanno mai pensato di acquisire un visto a tempo indeterminato o la cittadinanza britannica.

Entrati nel Regno Unito tra il 1948 ed il 1971, la generazione Windrush è chiamata così in riferimento alla nave MV Empire Windrush, da cui nel giugno 1948 sbarcarono lavoratori del Commonwealth provenienti da Trinidad e Tobago, Giamaica ed altre zone limitrofe, per insediarsi in Gran Bretagna.



Una legge di immigrazione del 1971 rese l’ingresso dei cittadini del Commonwealth più difficile, bloccando il flusso di arrivi. Ma chi era già qui non pensò fosse necessario ottenere documentazione comprovante il proprio diritto a restare a tempo indeterminato. Altri – giunti in UK da bambini- ritennero erroneamente di essere cittadini britannici.

Con le restrizioni imposte da recenti leggi di immigrazione, tese a creare un ambiente ostile a chi risiede qui illegalmente, persone che hanno vissuto in UK da oltre quaranta anni, si sono viste improvvisamente negare il diritto a lavorare, guidare o ottenere trattamento medico gratuito, e sono state minacciate di deportazione dall’Home Office.

Soltanto dopo che i casi di molte persone colpite da questi eventi sono state portate all’attenzione del pubblico, il Primo Ministro Theresa May ha fatto marcia indietro, scusandosi pubblicamente e spiegando che la situazione della generazione Windrush verrà rettificata.

Ma ciò non significa che queste persone, che ritenevano di essere cittadini britannici, riceveranno conferma di tale status. Sembra che la Windrush generation riceverà un visto a tempo indeterminato, e quindi chi vorrà fare domanda di cittadinanza dovrà pagare £1330 e soddisfare i vari requisiti previsti dalla legge.

Si teme che dopo la Brexit molti europei potranno trovarsi in una situazione di sopraggiunta illegalità se non faranno la domanda di temporary o settled status entro giugno 2021.

Chi non ha mai lavorato in Gran Bretagna, non ha documenti per dimostrare le proprie attività, ha difficoltà con l’inglese o con l’uso di computer ed è privo di assistenza legale, potrebbe essere lasciato fuori dal processo di regolarizzazione che seguirà all’uscita del Regno Unito dall’Unione.

Si spera che non vedremo tra qualche anno un altro caso Windrush, e che il governo si metta in moto per garantire a tutti gli europei in UK un’effettiva possibilità di ottenere la residenza permanente. Il consiglio comunque è di attivarsi piuttosto che attendere le promesse semplificazioni di procedura future che potrebbero non arrivare.

 


L’autrice di questo articolo è Gabriella Bettiga, avvocato esperto in materie di immigrazione presso lo Studio Legale Sliglaw LLP.  Per contattarla potete mandare un’email a: gabriellab[at]sliglaw.com

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