Post Brexit, gli scenari possibili per i cittadini europei nel Regno Unito

Il punto di Gabriella Bettiga, avvocato esperto in materie di immigrazione, sulle opzioni disponibili oggi per garantirsi la permanenza in UK dopo l'uscita dall'Unione Europea

Post Brexit, gli scenari possibili per i cittadini europei nel Regno Unito

 

Il sito ufficiale Gov.uk continua a proclamare che i cittadini europei al momento non devono fare nulla in quanto il loro status rimarrà invariato fino a che il Regno Unito lascerà l’Unione. La policy paper pubblicata dall’Home Office il 27 giugno è intitolata “safeguarding the position of EU citizens” e offre l’impressione che il Governo abbia tutte le intenzioni di non scatenare il panico nei circa 3 milioni di europei che risiedono in Gran Bretagna.

Ma leggendo tra le righe si avvertono alcuni segnali di allarme. Innanzitutto è ovvio che lo status dei cittadini europei non cambierà fino all’uscita del Regno Unito dall’Unione, ma cosa accadrà dopo? Ed in che modo si intende salvaguardare i diritti dei cittadini europei?

Il cambiamento più grande consisterà nel fatto che il diritto alla libera circolazione e soggiorno delle persone all’interno dell’UE non sarà più applicabile. Questo principio, nato con la creazione della Comunità Economica Europea ed ampliato dal trattato di Maastricht con il concetto di cittadinanza dell’Unione, ha permesso agli europei di muoversi liberamente da stato a stato per studiare, cercare lavoro o lavorare ed aprire imprese commerciali. Nel momento in cui la Gran Bretagna uscirà dall’UE, questo principio non varrà più ed i cittadini europei saranno soggetti solo alle leggi immigrative del Regno Unito.

Le leggi britanniche sull’immigrazione che ora si applicano solo ai cittadini non appartenenti all’Unione Europea sono molto più rigide rispetto ai diritti garantiti dalla libera circolazione: ad esempio chi vuole venire nel Regno Unito per lavorare deve prima trovare un datore di lavoro che faccia da sponsor e poi fare domanda di visto. Chi vuole entrare per studiare, deve prima ottenere un’offerta da una scuola o università. Chi vuole ricongiungersi con il proprio partner, deve dimostrare un guadagno annuale di almento £18.600.

Inoltre le domande di visto sono molte più costose. Basti ad esempio paragonare il costo di £65 della permanent residence, che conferma il diritto degli europei a restare nel Regno Unito senza limiti di tempo, al visto equivalente per i non-europei, chiamato indefinite leave to remain, che costa £2.297.

Il settled status che il governo intende introdurre per i cittadini europei, sarà interamente governato da leggi nazionali. Per chi avrà già ottenuto la permanent residence, o potrà dimostrare di averne i requisiti, non dovrebbe essere problematico ottenerlo. Ma la situazione potrebbe essere diversa per chi ha vissuto nel Regno Unito senza però esercitare i diritti di libera circolazione, cioè per coloro che non potranno dimostrare che per 5 anni hanno lavorato, studiato, cercato attivamente lavoro o avuto risorse sufficienti per mantenersi, senza ricorrere a fondi pubblici.

Inoltre è poco chiaro cosa accadrà a chi entra dopo la cut-off date, che non è stata ancora decisa, ma sarà compresa tra la data in cui è stato invocato l’articolo 50, il 29 marzo 2017 e la data in cui si uscirà dall’UE, marzo 2019.

Quindi, se è vero che al momento non è necessario fare nulla in quanto i cittadini europei sono ancora protetti dalle leggi dell’Unione, in un futuro prossimo potrebbe non essere così. Per chi ha intenzione di continuare a vivere nel Regno Unito, la soluzione definitiva potrebbe essere quella di richiedere la cittadinanza britannica, se si vuole e se si hanno i requisiti necessari.

Al momento molti paesi europei, tra cui il Regno Unito e l’Italia, ammettono la doppia cittadinanza, per cui nella maggioranza dei casi non dovrebbe essere necessario rinunciare alla propria cittadinanza per aquisire quella britannica.

Per tutti gli altri, se si preferisce attendere, sarebbe utile conservare documentazione che prova la propria residenza in Gran Bretagna ai fini di un’eventuale domanda da presentare all’Home Office dopo Brexit.


L’autore di questo articolo è Gabriella Bettiga, avvocato esperto in materie di immigrazione presso lo Studio Legale Sliglaw LLP.  Per contattarla potete mandare un’email a: gabriellab[at]sliglaw.com