Brexit, lunedì terzo round tra Regno Unito e Unione Europea

L'UK si presenterà a Bruxelles con dei "position papers", proposte sulla gestione del Commercio e aspetti Giurisdizionale dopo l'uscita di marzo 2019

Brexit, lunedì terzo round tra Regno Unito e Unione Europea

 

Questa volta il segretario generale del Regno Unito, David Davis, sembra aver fatto i compiti a casa in vista del terzo incontro che lo vedrà confrontarsi con Michel Barnier, capo negoziatore per conto dell’Unione Europea (i due nella foto in alto).

Parliamo di Brexit e del nuovo appuntamento che si terrà lunedì prossimo, 28 agosto, quando gli staff dei rispettivi rappresentanti governativi si incontreranno nuovamente a Bruxelles per dare seguito alle contrattazioni in vista dell’uscita prevista per marzo 2019.

Nel primo incontro avvenuto a fine giugno ci fu una formale presentazione, nel secondo a fine luglio Michel Barnier aveva annunciato che l’Unione Europea non avrebbe fatto nessun tipo di sconti al Regno Unito, evidenziando anche che secondo il suo punto di vista il Governo May non era ancora pronto a portare avanti nessun tipo di trattativa, tanto da affermare che “Il Regno Unito ancora non ha idee chiare su come gestire la Brexit“.

Ma in questo terzo incontro David Davis ha già annunciato che si presenterà al tavolo dei negoziati con argomenti e documenti, offrendo posizioni chiare e precise che il Governo da lui rappresentato vorrebbe mantenere anche dopo l’uscita.

Il primo incontro tra Barnier (a sinistra con numerosi documenti sulla Brexit di fronte a sé) e Davis (a destra con nulla di fronte)

La prima posizione riguarda il Commercio che si traduce nella volontà di non perdere tutti i vantaggi ottenuti dall’appartenenza al Mercato unico. Nei documenti che verranno presentati lunedì, il governo britannico evidenzierà come gli altri 27 stati membri dell’Unione Europea esportino beni per 314 miliardi di euro ogni anno verso il Regno Unito, più che verso Brasile, Russia, India e Cina insieme “ragion per cui non è interesse di nessuno che si arrivi a situazioni di blocco e incertezza. E’ nostra ambizione cercare un accordo con la UE – si legge nella presentazione di quelli che tecnicamente vengono definiti position papersche permetta il commercio più libero e armonioso possibile sia nei beni che nei servizi, a beneficio di tutti“.

Questo sta a significare che tutti gli accordi in atto che godono della tassazione agevolata perché attuati nel Mercato unico, potranno godere degli stessi vantaggi anche dopo l’uscita. Sia che si tratti di aziende britanniche che europee. Ma anche ad evitare che si duplichino in modo non necessario i processi di autorizzazione e omologazione di tutti quei prodotti e strumenti che hanno già avuto il via libera in tutta l’Unione Europea già prima della Brexit.

La seconda posizione riguarda invece l’aspetto giurisdizionale: stando a quanto dichiarato dal primo ministro Theresa May, con l’uscita dall’Unione Europea quest’ultima, e in particolar modo la Corte di Giustizia Europea, non avrà più facoltà di intervenire su aspetti legislativi interni e internazionali del Regno Unito e quindi non varranno più gli attuali meccanismi di risoluzione delle dispute. Per essere precisi, l’UK propone un probabile tribunale-arbitrato, una sorta di panel di giudici, esperti e diplomatici. Una scelta di posizione che ha già aperto diversi fronti e critiche, ancor prima che il position paper venga portato all’incontro a Bruxelles di lunedì prossimo.

Secondo numerosi esperti, risulta impossibile che l’Unione Europea non possa intervenire su questioni legali tra Regno Unito e gli altri Paesi, dato che per costituzione l’UE è di fatto il garante per eccellenza di tutti gli Stati membri. Quindi, anche se il Regno Unito volesse trattare Stato per Stato le proprie questioni legali, alla fine sempre con l’Unione Europea dovrebbe avere a che fare.

Come anticipato, questi sono position papers, posizioni che l’UK avrebbe intenzione di assumere dopo l’uscita di marzo del 2019. La palla passa ora all’Unione Europea per capire quanto le proposte siano fattibili, in vista soprattutto di tutelare prima i diritti dei rimanenti Stati membri e poi solo in un secondo tempo quelli degli Stati cari alla regina Elisabetta.