“Fuori dall’Unione Europea ma sempre in Europa”

Primo giorno del lungo percorso che porterà l'UK fuori dall'UE, tra garanzia per i lavori da parte della May e le minacce "velate" di Donald Tusk

“Fuori dall’Unione Europea ma sempre in Europa”

Fuori dall’Unione Europea ma sempre in Europa”. Questo il succo del lungo discorso che il primo ministro Theresa May ha tenuto quest’oggi in Parlamento a Londra, in occasione del primo giorno del percorso della durata di due anni che porterà l’UK fuori dall’UE.

In contemporanea a Bruxelles l’ambasciatore inglese Tim Barrow consegnava nelle mani di Donald Tusk (foto in alto), attuale presidente del Consiglio dell’Unione Europea, la lettera con la quale il Regno Unito, appellandosi all’Articolo 50 del trattato firmato dai 28 Stati membri, chiedeva in maniera ufficiale di non far parte più di questo organo centrale.

Una lettera di sei pagine che non ha messo nero su bianco solo una semplice richiesta formale, ma anche spiegato le ragioni che hanno spinto il Regno Unito a intraprendere questa scelta. Prima tra tutte, la volontà espressa dal popolo in occasione del referendum del giugno di un anno fa. L’ultimo capitolo delle sei pagine è stato intitolato the task before us, ossia il compito che attende proprio il Governo nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, e le attese che il Regno Unito ha nei confronti dell’UE.

Fuori dall’Unione Europea, dicevamo riprendendo le parole della May di fronte ai parlamentari, ma sempre “in Europa come partner di una grande comunità:  manterremo e tuteleremo i diritti di tutti i lavoratori dell’UE attualmente presenti nel Regno Unito. Questa è una nostra priorità”.

Già ci mancate”, ha invece detto scherzosamente Donald Tusk, mentre analisti e politici in tutto il mondo cercavano (e cercano ancora) di delineare quale potrebbe essere lo scenario internazionale, i futuri rapporti e le scelte che verranno prese, da entrambe le parti, nel corso dei prossimi 24 mesi.

Partendo dal presupposto che, fino al 29 marzo del 2019, l’UK farà comunque parte dell’Unione Europea e, proprio come lo stesso Tusk ha sottolineato, nessun accordo preso prima di questa scadenza, o cambio dei rapporti con gli altri Stati membri di qualsiasi genere, sarà gradito all’UE.

La minaccia velata (anche se non più di tanto) è stata lanciata.