Brexit per gli italiani: l’esperto inglese risponde

"Tutti gli italiani, sia coloro che vivono in UK da decenni sia chi è appena arrivato, saranno soggetti ai controlli sull’immigrazione" spiega Adrian Berry

Brexit per gli italiani: l’esperto inglese risponde

Come cambierebbero le cose per gli Italiani, al referendum Brexit del 23 giugno, se il Regno Unito votasse NO e decidesse di lasciare l’Unione Europea? Lo abbiamo domandato ad un’esperto inglese sulle leggi che riguardano l’UE: Adrian Berry, barrister alla Garden Court Chambers di Londra e chairman della ILPA (Immigration Law Practitioners’ Association) che conta mille membri, tra aziende e privati, e coinvolge mille avvocati e consulenti. Uno dei suoi ambiti specifici è proprio la libera circolazione delle persone in Europa.

Non ci sono ancora decisioni vere e proprie da parte del Governo inglese; tuttavia, in base alle leggi britanniche in vigore adesso, Londra Italia ha selezionato alcuni scenari possibili, spiegati con parole semplici, caso per caso.

Passaporto alla frontiera
“In questo momento – spiega Adrian Berry a Londra Italia – c’è libertà assoluta di movimento per tutti i cittadini dell’Unione Europea, italiani compresi, per entrare ed uscire dal Regno Unito. C’è l’obbligo, però, di mostrare il passaporto o la carta d’identità alla frontiera britannica visto che il Regno Unito non fa parte dell’accordo Schengen (al contrario di quanto succede quando si supera la frontiera tra Paesi che invece fanno parte dello spazio Schengen, ad esempio per passare dall’Italia alla Francia e viceversa). Adesso, una volta mostrato il passaporto, un cittadino italiano ha il diritto di essere ammesso nel Regno Unito e non ha bisogno di nessun permesso. Brexit non cambierà questa necessità ma – dopo aver mostrato il passaporto – questo cittadino avrà bisogno di un permesso rilasciato da un immigration officer. Al momento è impossibile stabilire quali saranno i criteri per ottenere questa autorizzazione ad entrare nel Regno Unito”.

Adrian-Berry
Adrian Berry

Chi vive in Italia e vuole trasferirsi nel Regno Unito
In caso di Brexit, alla frontiera sarà necessario mostrare il passaporto ed ottenere un permesso per entrare nel Regno Unito. Un immigration officer metterà un visto sul passaporto, con l’autorizzazione ad entrare. Il visto riporterà quanto tempo sarà possibile rimanere nel Paese: “Così come succede già per i cittadini australiani – continua Berry – gli italiani in arrivo nel Regno Unito dovranno seguire le leggi britanniche sull’immigrazione. Queste leggi riguardano tre categorie: ricongiungimento familiare, immigrazione per motivi di lavoro oppure permesso umanitario. Per vivere in UK un cittadino italiano avrà bisogno di un residence permit oppure di un BRP (Biometric Residence Permit)”.

Chi vive già nel Regno Unito
L’AIRE potrebbe fare la differenza solo per provare di essere veramente residenti in UK: “Gli italiani che vivono già nel Regno Unito – spiega l’esperto – potrebbero essere suddivisi tra coloro che hanno scelto di registrare la propria residenza in un paese EU (quindi, che si sono registrati all’AIRE: 261.585 di noi italiani, secondo il Consolato d’Italia a Londra) e coloro che non lo hanno fatto. Al momento entrambi hanno il diritto di vivere nel Regno Unito ma solo chi si è registrato può provarlo legalmente. In caso di Brexit questi documenti saranno utili a dimostrare che si era residenti già prima dell’ uscita dell’UK dall’Unione Europea. Tutti gli italiani, sia coloro che vivono nel Regno Unito da decenni sia chi è appena arrivato, saranno soggetti ai controlli sull’immigrazione. La legge su questo argomento sarà applicata a tutti coloro i quali non sono cittadini Britannici e si trovano sul suolo UK, sia registrati all’AIRE oppure no”. Il Consolato d’Italia a Londra stima che gli italiani presenti in Inghilterra e Galles siano circa 600mila.
“C’è la possibilità – prosegue Adrian Berry – che il Governo inglese possa adottare un termine di 5 anni di residenza continua: dopo questo termine la legge UK potrebbe attribuire un diritto di residenza permanente”.
“I cittadini provenienti da alcuni paesi EU – aggiunge il barrister – potrebbero avere ostacoli nel tentativo di entrare nel Regno Unito: ad esempio lavoratori poco qualificati, provenienti da Paesi dell’Est Europa come Romania, Bulgaria e Repubblica Ceca dove i salari sono più bassi che in UK, potrebbero avere difficoltà ad ottenere un permesso di lavoro. Situazione simile per portoghesi e spagnoli. Gli italiani che provengono dall’Italia, invece, potrebbero non avere queste difficoltà perché i loro salari sono simili a quelli del Regno Unito”.
Per tutto il resto, la registrazione all’AIRE non può essere considerata rilevante: “noi britannici non abbiamo un sistema di registrazione come l’AIRE – conferma Berry – e se un cittadino vive all’estero non deve comunicarlo al Governo, le tasse non dipendono da un sistema simile”.

Chi vive nel Regno Unito ma perde il lavoro
“Adesso un italiano in UK può entrare ed uscire liberamente dal mercato del lavoro. Se il Regno Unito uscisse dall’Unione Europea la situazione potrebbe essere simile a quella che vivono adesso i cittadini australiani: quindi, in caso di Brexit, se un un italiano con il permesso di lavoro perdesse la propria occupazione, avrebbe 60 giorni di tempo per trovarne un’altra o sarebbe costretto a lasciare il Regno Unito”, spiega l’esperto.

Genitori, figli e nipoti
La legge UK ha regole chiare per quanto riguarda nazionalità e cittadinanza tra vari membri della stessa famiglia.
“Se un cittadino ha due nazionalità, in questo caso Italiana e Britannica – dice Adrian Berry a Londra Italia – le autorità britanniche lo considerano British a tutti gli effetti.
Se uno dei genitori è britannico, il bambino è considerato British se è nato in UK; se il bambino è nato in Italia, allora di solito il genitore britannico deve essere anche lui nato in UK perché suo figlio sia considerato British in modo automatico.
Se questo bambino, una volta adulto, ha a sua volta un figlio nato fuori dal suolo britannico, questo nuovo bimbo non è considerato British ma – in quanto seconda generazione nata fuori UK – quando crescerà potrà fare richiesta di cittadinanza se avrà vissuto nel Regno Unito per almeno tre anni. Non ci sono ancora disposizioni per le terze generazioni nate fuori UK”.

Matrimoni misti
Se il Regno Unito dovesse uscire dall’Unione Europea, cambierebbero anche le situazioni legate ai matrimoni e l’eventuale accesso ai benefit per le coppie miste. “Se un italiano sposerà un cittadino britannico – aggiunge il chairman dell’associazione ILPA – in caso di Brexit l’italiano dovrà richiedere un permesso per vivere in UK con il/la proprio consorte”.
La situazione dei benefit, cioè gli aiuti economici del Governo, in questo momento è abbastanza favorevole per i non-Britannici: “adesso, se un italiano che lavora nel Regno Unito sposa un altro italiano che invece non lavora – spiega l’esperto – quest’ultimo può richiedere un documento chiamato registration certificate che autorizza la sua permanenza nel Paese e facilita l’accesso ai benefit”. Un documento che, ovviamente, non si può richiedere in caso di matrimonio tra due cittadini britannici.

Criminalità
L’eventuale uscita del Regno Unito dall’Unione Europea potrebbe incidere anche sulla nostra sicurezza: “In caso di Brexit – conclude Adrian Berry – potrebbe essere molto più difficile per le autorità italiane riuscire a far estradare in Italia possibili criminali italiani che si trovano sul suolo britannico. Al momento è in vigore il mandato di arresto europeo che facilita molto la collaborazione tra le autorità dei due Paesi”.

Londra, 3 maggio 2016

Francesca Marchese

@fmarchese_