Brexit: May difende giudici e stampa, Corbyn pone le sue condizioni

Il Primo Ministro ha parlato nel corso del suo viaggio in India, mentre il leader Labour dettava le sue condizioni per la Brexit. Sullo sfondo la possibilità concreta di elezioni anticipate.

Brexit: May difende giudici e stampa, Corbyn pone le sue condizioni

 

Theresa May ha provato a calmare le acque sul fronte della Brexit, difendendo sia i giudici che la stampa nel corso di un viaggio in India, il suo primo incontro bilaterale all’estero.

Parlando con i giornalisti durante il suo volo verso Delhi, May ha evitato di polemizzare con i giudici dell’Alta Corte, secondo i quali il Governo non ha il potere di attivare l’articolo 50 senza un ok del Parlamento, difendendo il loro operato e la loro indipendenza. Questo non significa, tuttavia, che May è pronta ad accettare il loro verdetto senza lottare. La posizione di Downing Street rimane la stessa: il Parlamento ha già votato sulla materia, delegando il popolo a decidere con un referendum, il verdetto delle urne va quindi inteso come definitivo. Il Governo ha già presentato ricorso alla Corte Suprema, che avrà l’ultima parola sulla vicenda. L’udienza è prevista per il 7-8 dicembre.

Con poche parole, il Primo Ministro ha difeso anche i giornali responsabili di una serie di violenti attacchi ai giudici dell’Alta Corte, definiti “nemici del popolo” il giorno dopo la sentenza. “La stampa deve essere libera di criticare” ha detto la May, mettendo giudici e giornalisti sullo stesso piano “Credo che entrambi [giudici e stampa] sono importanti e sostengono la nostra democrazia”.

Ma la vera novità del weekend arriva dalla leadership Labour, finora latitante sul tema dell’uscita dall’Unione Europea.  Corbyn ha parlato, dettando le sue condizioni per approvare la Brexit. Non ha esattamente detto “qualcosa di sinistra”, come Moretti supplicava D’Alema a fare in Aprile, ma se non altro ha chiarito la posizione del suo partito ponendo le sue condizioni per supportare la Brexit: restare all’interno del mercato unico, mantenere le garanzie EU per lavoratori, consumatori e ambiente, e risarcire le zone del paese che perderanno investimenti europei.  In pratica una “soft Brexit” che mantenga di fatto le regole attuali ma con un controllo sull’immigrazione. Una soluzione di compromesso che non sarà facile fare accettare dalla May prima e da Bruxelles dopo (l’Unione Europea ha sempre sostenuto che non si può stare nel mercato unico senza il libero movimento delle persone). Da parte di Corbyn, quindi, nessuna sponda a chi spera ancora di ribaltare il risultato del referendum, e un sostanziale ok alla chiusura delle frontiere, a patto di mantenere, anche dopo la Brexit, i benefici economici dell’appartenenza all’Unione Europea.

La decisione della Corte Suprema e l’eventuale successivo voto del Parlamento diventano ora i momenti chiave del percorso verso la Brexit. Una vittoria della May spianerebbe la strada verso l’uscita, mentre una sua sconfitta potrebbe portare ad elezioni anticipate (ne stanno già parlando i principali commentatori e alcuni ministri). La sensazione è che la battaglia politica sulla Brexit sia di fatto appena cominciata.

Francesco Ragni

Londra, 7 novembre 2016

foto: www.gov.uk