Brexit e lavoro, aziende UK in difficoltà a reperire personale

L'allarme lanciato dalle società di ricerca personale. Numerose posizioni vacanti per ruoli specializzati, poche le richieste per coprirli

Brexit e lavoro, aziende UK in difficoltà a reperire personale

 

Il Regno Unito ancora non ha lasciato ufficialmente l’Unione Europea, ma sta già soffrendo per la scelta intrapresa, soprattutto nel mondo del lavoro: numerose le posizioni vacanti, poche le richieste che giungono per coprirle, anche a causa delle insicurezze legate alla Brexit.

Perché provare ad ottenere un lavoro in UK se nel giro di poco meno di due anni il rischio è di tornarmene nel mio paese d’origine? Questa la domanda che molti si stanno ponendo in questo delicato momento di incertezza generale.

Dubbio, per essere precisi, che non corrisponde comunque a nessun fatto reale, dato che l’attuale Governo del primo ministro Theresa May non ha ancora emanato nessun provvedimento che regolarizzi il rapporto tra datori di lavoro britannici e personale extra UK, subito dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE.

Ma la domanda è lecita ed è quella che sta attualmente minando la stabilità del mondo del lavoro britannico. A supporto, l’analisi condotta dalla REC, Recruitment and Employment Confederation, riportata anche dal Guardian. L’associazione di categoria, che racchiude le società di ricerca del personale ha analizzato i dati provenienti da circa 400 agenzie su tutto il territorio britannico.  L’analisi ha evidenziato che le agenzie stanno avendo difficoltà a trovare personale con le giuste competenze per coprire la richiesta di personale riguardanti 60 ruoli specifici, tra i quali ingegneri, specialisti IT, operatori nel campo dell’assistenza sociale e contabili.

Una situazione paradossale, ben fotografata anche dai dati ufficiali: l’ONS, Office for National Statistics, nel febbraio scorso ha registrato un incremento di 39.000 nuovi posti di lavoro dall’inizio dell’anno, portando i disoccupati al numero di 1 milione 56mila, pari a un tasso di disoccupazione del 4,7%, il più basso dal 1975.  Al tempo stesso, i posti vacanti sono pari a 767.000.  Posizioni che le aziende non riescono a ricoprire, soprattutto per i contratti che prevedono una disponibilità minima di 16 mesi, proprio come riportato dalla REC.

La paura della Brexit ha iniziato a fare breccia tra i cittadini provenienti dal resto dell’EuropaEppure, stando ai numeri, la situazione attuale in UK verrebbe da considerare perfetta per investire sulla propria carriera, in un ambiente che gode anche di una certa stabilità economica e dove la richiesta di personale specializzato, e quindi ben pagato, è molto alta. Eppure non è così.

La domanda per la richiesta del personale sta crescendo in ogni settore e in ogni area del Regno Unito, ma sono sempre meno le persone disponibili a farne richiesta”, ha detto Kevin Green amministratore delegato della Recruitment and Employment Confederation aggiungendo ”L’indebolimento della sterlina e la mancanza di chiarezza sulle future regole sull’immigrazione sta facendo destistere i cittadini dell’UE a investire qui in posti di lavoro”.

Questioni sulle quali i maggiori schieramenti politici sono obbligati a dire la loro, in vista delle elezioni generali del prossimo 8 giugno. Appena quattro settimane per sciogliere tutti i dubbi sul futuro rapporto tra Regno Unito e lavoratori Europei.