Brexit: la reazione rabbiosa dei britannici pro-EU

Esplode sul web la rivolta di chi si sente tradito dall'esito del referendum. La petizione per votare nuovamente raccoglie oltre 2 milioni di firme.

Brexit: la reazione rabbiosa dei britannici pro-EU

 

La reazione dei britannici al risultato del referendum Brexit è veemente, e si sta concentrando sul web.  In mancanza di iniziative organizzate (i sindacati e il Labour Party sono rimasti finora silenziosi), le reazioni nascono da singoli cittadini, diffondendosi attraverso i social network.

petizioneNell’arco di 24 ore, una petizione online per annullare il voto del 23 giugno ha raccolto oltre 2 milioni di firme e continua a crescere a ritmi elevatissimi.  Creata da William Oliver Healey sul sito ufficiale del Governo, la petizione chiede che venga introdotto una regola secondo la quale un voto Remain o Leave debba essere ripetuto se il risultato é inferiore al 60%, con un affluenza inferiore al 75%.  Il Remain ha vinto con il 51.9% di voti, con un affluenza del 72.2%. Pertanto, se questa petizione fosse approvata, il Governo sarebbe costretto a indire un nuovo referendum.

Nella storia del Regno Unito, questa è la petizione che ha raggiunto il maggior numero di voti di sempre.  Adesso dovrà essere dibattuta dal Parlamento: in UK, infatti, tutte le petizioni ufficiali che raccolgono piú di 10,000 firme ricevono una risposta dal Governo, mentre quelle che raccolgono oltre 100,000 devono essere esaminate dal Parlamento.

petizione-mappaAltissima la concentrazione di firme a Londra, dove è forte la presenza di europei, e nelle zone di Oxford e Cambridge, dove hanno sede le celebri università, ma sono decine di migliaia le firme anche nelle zone del centro dell’Inghilterra dove è stata alta l’adesione al Leave.

Nonostante i milioni di firme, è davvero improbabile che il Parlamento possa approvare la richiesta. Nelle patria delle regole, non si possono certo pensare di cambiarne alcune dopo che la partita si è giocata. Ma l’enorme numero di firme a supporto non potrà essere ignorato, e potrà usato come uno degli elementi per trovare una soluzione che permetta di salvare capra (il risultato del referendum) e cavoli (i diritti legati alla partecipazione all’UE).

Viaggia sul web anche un’altra petizione, stavolta sul sito change.org, con la quale si chiede a Sadiq Khan di dichiarare l’indipendenza di Londra dal Regno Unito, entrare nell’Unione Europea e aderire al trattato di Schengen. Creata dal giornalista free-lance James O’Malley e diffusa nei sociali con l’hashtag #londependence,  la petizione ha raggiunto finora 150,000 firme. “Londra è una città internazionale, e vogliamo rimanere al centro dell’Europa” scrive O’ Malley “Il resto del paese non è d’accordo. Piuttosto che votare aggressivamente gli uni contro gli altri ad ogni elezioni rendiamo il divorzio ufficiale e spostiamoci sul continente con i nostri amici”.  Una petizione semiseria? Forse, ma l’idea è stata formulata recentemente in piú occasioni, e ha un suo fascino e una sua logica economica.

Sulla rete viaggiano anche risposte e interpretazioni a una domanda fondamentale: il risultato del referendum è vincolante? La risposta è no.  Al contrario di quello che avviene in Italia, il risultato di un referendum in UK non si tramuta automaticamente in legge.  In un certo senso, può essere considerato come un mega-sondaggio. Tocca al Parlamento votare in favore o contro una certa norma, tenendo ovviamente in conto l’esito della consultazione, con i tempi e i modi che ritiene opportuno. Questo da un lato aggiunge ulteriore incertezza, dall’altro offre la possibilità teorica di evitare l’abbandono dell’UE.

Web a parte, la protesta dei pro-EU arriva anche nelle piazze. Al grido di “Refugees Welcome” in centinaia oggi hanno protestato davanti agli uffici della News Corporation, la società di Rubert Murdoch che pubblica il Times e The Sun, uno dei tabloid piú attivi a favore del Leave.  Un altro gruppo ha lanciato su Facebook l’idea di uno sciopero di tutti gli europei che vivono e lavorano in UK (2 milioni), da tenere il prossimo 4 luglio 2016. Al momento, sono 5,300 le adesioni ricevute.

La rabbia monta persino tra chi ha votato Leave. In molti si sono accorti di avere votato con leggerezza, sulla base di informazioni false, e adesso si sono pentiti del loro voto.  Altri hanno votato Leave per esprimere dissenso con Cameron o per mandare un segnale di malessere, ma non pensavano che il loro voto avrebbe avuto veramente effetto. Le prime dichiarazioni di Farage (in particolare quando si è rimangiato la promessa di destinare i fondi EU all’NHS) hanno contribuito a un senso di sgomento.

Tutto questo, quando sono passate poco piú di 24 ore dall’annuncio del risultato. Molto altro potrà succedere. Stay tuned.

Londra, 25/6/2016