Brexit e permanenza in UK, fioccano i venditori non autorizzati di consulenze

L'attuale clima di incertezza è diventato terreno fertile per presunti esperti in materia di immigrazione. Come tutelarsi

Brexit e permanenza in UK, fioccano i venditori non autorizzati di consulenze

 

Il clima di incertezza che interessa tutto ciò che ha a che fare con la Brexit è ormai una costante a cui ci stiamo abituando.

Il governo si prepara ad un possibile futuro fuori dall’Unione Europea senza un accordo, e la produzione di documenti ufficiali che aiuteranno il Paese a capire come gestire la nuova realtà del post-ventinove marzo 2019, continua a crescere.

Chi vive in UK da tempo ha forse già fatto domanda di permanent residence, mentre altri attendono che la procedura di settled status sia aperta a tutti, confidando nella promessa del Governo che si tratterà di una procedura semplice.

Coloro che hanno una situazione piuttosto lineare, come ad esempio chi ha lavorato per almeno cinque anni consecutivi, e possiede un cellulare Android ed un passaporto biometrico, probabilmente avrà poche difficoltà.

Ma tra gli oltre tre milioni di europei che risiedono nel Regno Unito c’è chi non ha dimestichezza con la tecnologia, chi ha una situazione personale complessa e chi ha difficoltà a capire quali documenti produrre.

Per fortuna, varie associazioni ci vengono in aiuto, fornendo informazioni online e proponendo incontri informativi.

Queste attività sono apprezzabili, soprattutto se si tiene conto che non tutti hanno la possibilità di farsi assistere da un legale nella presentazione della domanda di permanent residence o settled status.

Bisogna però fare attenzione, affinché né le varie organizzazioni né gli individui che si rivolgono ad esse rimangano scottati.



Sin dal 1999 offrire consulenze in materia di immigrazione è consentito solo a chi ha una qualifica legale riconosciuta in UK, ad esempio solicitors e barristers, oppure a chi è registrato con l’Ufficio della Commissione per i Servizi sull’Immigrazione (OISC).

Per registrarsi con l’OISC è necessario sostenere degli esami di diritto dell’immigrazione, e lavorare presso un’organizzazione che è anch’essa registrata.

Chi non rientra in una di queste categorie e dà consigli di immigrazione su casi specifici commette un reato, punibile con una pena che va fino a due anni di reclusione.

L’istituzione di questo reato è servita a regolamentare un settore che era molto abusato, ed evitare che individui o organizzazioni poco pulite si approfittassero di persone che avevano bisogno di assistenza per ottenere visti di ingresso o permessi di soggiorno in UK.

Il 16 ottobre 2018 l’OISC ha specificato che fornire consigli legali specifici sul settled status, rientra tra le attività riservate ai professionisti del settore.

E’ importante sottolineare che questo divieto non include la pubblicazione o divulgazione di informazioni di carattere generale, per cui sarà sufficiente che chi fornisce questo utile servizio stia semplicemente attento a non interpretare le notizie che si riportano in modo da stravolgerne il senso.

Quello che invece non può essere fatto, è dispensare consigli su casi specifici.

Quindi è importante che le associazioni a sostegno degli europei siano consapevoli dei limiti entro i quali possono fornire assistenza, ed è altrettanto importante che gli individui che si rivolgono ad un’organizzazione sappiano bene a chi si stanno affidando.

Se il servizio offerto è a pagamento, ed include consigli specifici sul propio caso, ci si deve assicurare che ci si stia rivolgendo a persone competenti.

Quindi bisogna assicurarsi che si abbia a che fare con uno studio legale esperto in immigrazione o con un ente registrato con l’OISC.

Putroppo è accaduto spesso che cittadini extra europei alla disperata ricerca di qualcuno che li aiutasse ad assicurarsi la possibilità di rimanere in UK siano divenuti preda di individui senza scrupoli.

Ci si augura che la situazione non si ripeta quando, una volta che la libera circolazione garantita dai trattati europei sarà solo un triste ricordo, anche noi avremo bisogno di un permesso di soggiorno.

Foto @Flickr – Riproduzione vietata – All Rights Reserved
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L’autrice di questo articolo è Gabriella Bettiga, avvocato esperto in materie di immigrazione presso lo Studio Legale Sliglaw LLP.  Per contattarla potete mandare un’email a: gabriellab[at]sliglaw.com.