Brexit, da domani il via al lungo percorso per uscire dall’UE

In ballo i rapporti con i rimanenti Stati membri, compresa la gestione di 1 milione 200 mila british attualmente residenti nel resto dell'Europa

Brexit, da domani il via al lungo percorso per uscire dall’UE

 

Meno di 24 ore e il Regno Unito darà il via ai negoziati per uscire dall’Unione Europea. Domani, mercoledì 29 marzo 2017, sarà una data storica al pari di quella del 23 giugno 2016 quando si svolse il celebre referendum sulla Brexit. Proprio domani il Governo May farà ufficialmente appello all’articolo 50 della Costituzione europea che permette a uno Stato membro di scegliere di non farne parte più.

Ma se quasi un anno fa il futuro dell’UK si decise in meno di un giorno, quanto in programma da domani rappresenterà solo il primo passo di un lungo percorso che durerà non meno di due anni. Tanto, infatti, ci vorrà prima che Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord definiscano tutti i rapporti con i rimanenti Stati membri dell’UE sia in termini economici che sociali, con particolare riferimento al flusso migratorio. In entrata, ma anche in uscita.

E’ bene sottolineare che, per quanto una delle motivazioni principali che hanno portato alla Brexit sia stata proprio la volontà di tornare a gestire secondo proprie regole l’ingresso di cittadini provenienti da altri Paesi, in realtà è poi il Regno Unito a vantare il maggior numero di persone che vivono negli altri paesi europei, per lavoro o ritirati in pensione.

Secondo i più recenti dati a disposizione (anno 2015) ed elaborati da United Nations Population Division, ci sono circa 1 milione e 200 mila british che vivono negli altri 26 stati dell’Unione Europea, dei quali 800 mila lavoratori. Il rimanente si gode la pensione approfittando di aree più soleggiate dove vivere, rispetto a dove sono nati, e del cambio favorevole della sterlina sull’euro (almeno fino a una decina di mesi fa). Le maggiori comunità sono in Spagna, dove se ne stimano circa 309.000, Irlanda 255.000, Francia 185.000 e Germania 103.000. In italia se ne contano 65.000.

A pensarci bene, è una bella gatta da pelare per il Governo May che fino ad ora sembra quasi non aver affrontato la questione, soffermandosi sempre e solamente sul  flusso migratorio in entrata, ma mai su quello in uscita. Come cambieranno i rapporti tra l’UK e i Paesi che ospitano quel milione e oltre di british? Calcolando, anche, che per gli Stati ospitanti non si tratterà solo di una questione di puro “rapporto”, ma anche economica.

Il Regno Unito spende una media di 1 miliardo 400 milioni di sterline l’anno (poco più di 1 miliardo 600 milioni di euro al cambio attuale) in pensione pagate ai british residenti nei paesi dell’UE, che a loro volta reinvestono sull’economia locale.

Una fortuna alla quale sicuramente nessuno degli Stati membri vorrà rinunciare.