Brexit: altro che “no deal”, il Parlamento chiede il Piano B

Se l'accordo con l'UE venisse bocciato martedì, la May costretta a presentare un'alternativa in pochi giorni

Brexit: altro che “no deal”, il Parlamento chiede il Piano B

 

Se martedi 15 gennaio Westminster dovesse votare contro l’accordo raggiunto da Theresa May con l’Unione Europea, il Governo dovrà presentare entro tre giorni un “piano B” per la Brexit.  La decisione è stata presa ieri dagli stessi parlamentari, che hanno votato a maggioranza (308 sì e 297 no) un emendamento presentato dal deputato Tory ribelle Dominic Grieve.

Una mossa inattesa, che presenta effetti significativi. Dal un lato rende meno reale lo spauracchio del temuto “no deal“, ovvero l’uscita dall’Unione Europea senza alcun accordo. Dall’altro apre le porte a tutta una serie di opzioni finora escluse, inclusa quella di un secondo referendum, rendendo probabile una estensione della scadenza dell’art.50.

L’approvazione di questo emendamento, per il quale è stato cruciale il ruolo dello Speaker John Bercow, di fatto limita il potere del Governo e aumenta quello di Westminster. Nel caso, molto probabile, di una bocciatura dell’accordo, Theresa May non potrà proseguire per la sua strada ma dovrà necessariamente tornare in Parlamento con un piano alternativo, da sottoporre al voto dei parlamentari.

Un’ulteriore sconfitta per Theresa May era arrivata il giorno prima, quando la House of Commons ha votato un emendamento che limita il potere del Governo di aumentare le tasse in caso di no-deal senza approvazione dei parlamentari.