Brexit, a rischio il sandwich. Simbolo nazionale, ingredienti importati

Controlli alle frontiere e aumento dei costi di importazione mettono a rischio il pranzo di milioni di inglesi. L'allarme degli addetti ai lavori

Brexit, a rischio il sandwich. Simbolo nazionale, ingredienti importati

 

Se è vero che le rivoluzioni si fanno quando la pancia è vuota, forse c’è un modo semplice per fermare la Brexit: la fame.

La National Farmers Union ha già avvertito che, in caso di no deal, la produzione nazionale di cibo sarebbe sufficiente a coprire il fabbisogno solo fino al 7 agosto 2019.

Ma già da molto prima potrebbe essere necessaria la rinuncia più dolorosa: quella al sandwich, fedele compagno del pranzo per milioni di inglesi di tutte le età e uno dei simboli del Regno Unito.

Creazione geniale, dice la leggenda, del nobilissimo quarto Earl of Sandwich che nel 1726, spinto dalla necessità di uno spuntino veloce durante le sue interminabili sedute al tavolo da gioco, farcì di carne due fette di pane.

Successo globale: secondo dati di British Sandwich Week, solo nel Regno Unito se ne comprano circa 4 miliardi l’anno, senza contare quelli confezionati a casa.

Un gigantesco mercato che Brexit mette a rischio. Di questo increscioso effetto collaterale del Si al referendum si occupa in modo molto approfondito Politico.eu, che nell’articolo How Brexit will kill the sandwich esamina la provenienza dei principali ingredienti del panino e l’impatto della Brexit sul loro costo.

Perché quello che una volta, con evidente sarcasmo, il Wall Street Journal definí “il maggior contributo britannico alla gastronomia mondiale” non è, ahimè, britannico quasi per niente: il Regno Unito è autosufficiente solo per la produzione del pane, ma deve ricorrere a massicce importazioni per garantirsi gli altri ingredienti.

Il formaggio. Il paese importa più del 60% del suo formaggio, quasi tutto dall’Irlanda.

Si, l’inevitabile cheddar: se ne consuma talmente tanto che la produzione nazionale non basta. Tutto bene finché si resta nel mercato unico e nell’unione doganale europea; male in caso di no deal, visto che le regole del WTO prevedono tariffe di importazione fino a 1.671 euro a tonnellata.”Il cheddar è un prodotto con guadagni ridotti. Costa circa 3000 euro a tonnellata. Con quelle tariffe non ne entrerà piuù una briciola nel Regno Unito. Saremo spazzati via” è la mesta previsione di Conor Mulvihill, direttore di Dairy Industry Ireland.

In effetti non resta un grande margine, innit?

 

SOURCE: Politico research

 

La carne

Il Regno importa il 60% della carne di maiale che consuma – compreso bacon e ham senza i quali, sospettiamo, nessun britannico potrebbe vivere. Importazioni soprattuto da paesi europei come Danimarca, Germania e Paesi Bassi, visto che comprare al di fuori dell’area comune europea farebbe schizzare i prezzi. E non solo: uscire senza un accordo comporterebbe la necessità di mettere in piedi controlli sanitari su ogni pezzo di maiale in entrata, la cui qualità è ora garantita dagli alti standard europei. Facile immaginare le ripercussioni sull’intera filiera produttiva.

Vale anche per il tuna, quello dei sandwich tuna&corn e tuna&cucumber. “C’è il rischio che il tonno diventi molto caro” ha dichiarato a Politico Walter Anzer, direttore generale della British Importers & Distributors Association.

I pomodori

Se ne consumano circa 500mila tonnellate l’anno, e anche in questo caso la produzione nazionale non basta: l’82% arriva da Oltremanica, soprattutto da Spagna e Paesi Bassi. Solo che il pomodoro deperisce presto, e prolungati controlli alle frontiere, in caso di mancato accordo, rischiano di far arrivare ai produttori di panini prodotti non più freschi.

L’insalata

Lattuga, spinaci, rucola. Ne serve quasi quindici volte più di quanto prodotto dagli agricoltori locali, specie in inverno. “Fra ottobre ed aprile una notevole percentuale delle verdure da insalata arriva dalla regione di Murcia, in Spagna. Controlli più lunghi alle frontiere significano prodotti meno freschi e più cari” spiega Dieter Lloyd della British Leafy Salads Association.

A limitare la produzione nazionale, quest’anno, ci sono anche gli effetti negativi della recente siccità, di cui abbiamo scritto qui.

E la British Sandwich Association avverte dei rischi dell’impatto di Brexit sull’intera industria: “È necessaria una infrastruttura molto complessa per preparare un sandwich e farlo arrivare fresco ai consumatori. Siamo preoccupati delle conseguenze in caso di uscita dall’Europa”.

C’è sempre la marmite.

Grafica di @PoliticoResearch

Foto: profilo Instagram Gregg’s