Boris Johnson si ritira, non sarà lui a guidare il governo Brexit

L'ex-sindaco di Londra, vincitore del referendum, non si candida alla guida dei Tories e del nuovo governo. Favoriti Theresa May e Michael Gove

Boris Johnson si ritira, non sarà lui a guidare il governo Brexit

 

Il nuovo governo-Brexit non sarà guidato da Boris Johnson. La notizia, clamorosa, arriva a mezzogiorno di giovedi, l’orario entro il quale andavano presentate le candidature per vincere la leadership del partito Conservatore e assumere la guida del prossimo Governo Britannico.

Nelle ore precedenti erano arrivate ben cinque nomination, tra le quali quelle di Theresa May e di Michael Gove, ispirate in buona parte dalla voglia di frenare l’ascesa dell’ex-sindaco di Londra, una prospettiva che spaventa gli stessi Tories. Si attendeva l’annuncio di Johnson e invece è arrivato, a sorpresa, il suo ritiro. Saranno quindi in cinque a giocarsi il ruolo di prossimo Primo Ministro, con Theresa May e Michael Gove (ex alleato di Johnson) in pole position.

Theresa May ha presentato la sua candidatura auto-dichiarandosi, senza falsa modestia, la migliore per essere Primo Ministro.  May punta sul suo track-record nell’ottenere risultati (“I get the job done”) e nel condurre le negoziazioni, ma anche sulla serietà del suo approccio. “La politica non è un gioco. È un affare serio, che ha conseguenze reali sulla vita delle persone” ha aggiunto la May, con l’intento di distanziare nel modo piú ampio possibile dallo stile buffonesco e populista di Boris Johnson.  Con May al comando, il Regno Unito potrà aspettarsi una posizione molto dura sulla protezione dei confini e sul movimento delle persone. Da Ministro dell’Interno, infatti, May si è espressa sempre duramente nei confronti degli immigrati. Tra le sue perle, la proposta di far togliere al Regno Unito la firma alla Convenzione dei Diritti Umani.  Il programma di Theresa May è quello di procedere con Brexit senza alcuna nuova consultazione, ma senza fretta di iniziare il processo, aspettando piuttosto il nuovo anno per invocare l’Art.50.

Si candida – a sorpresa – anche Michael Gove, che fino all’ultimo era considerato un alleato di Johnson. Gove aveva dichiarato in piú occasioni che non gli interessava guidare il Governo, ed era pronto ad assumere il ruolo di vice di Johnson, ma la vittoria del referendum deve avergli fatto cambiare idea.  “Gli eventi accaduti dopo giovedi scorso mi hanno molto colpito” ha dichiarato, mandando una coltellata all’ex-alleato. “Sono arrivato alla conclusione che Boris Johnson non è in grado di fornire la leadership o costruire il team per l’impegno che ci attende”. Dietro Gove potrebbe esserci Rupert Murdoch, editore del Times e del Sun, che pochi giorni fa lo aveva definito il candidato piú abile e capace.

Il possibile outside è Stephen Crabb, attuale ministro del Lavoro. Giovane (43 anni), educato in scuole statali, proveniente dalla periferia dell’impero (nato in Scozia, cresciuto nel Galles). Parte sfavorito, ma ha il potenziale per catturare le simpatie dei votanti, non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare.

A completare il cerchio dei candidati ci sono Liam Fox, ex-ministro della Difesa, dimessosi nel 2011 per uno scandalo legato a una fuga di informazioni e Andrea Leadsom, 53 anni, attuale ministro dell’Energia. Due candidature che difficilmente potranno raccogliere particolari consensi.

Non si è candidato Jeremy Hunt, il Ministro della Salute responsabile per i tagli all’NHS e per la guerra con i junior doctors. Hunt ha preferito offrire il suo endorsement a Theresa May. Si ritira anche Nicky Morgan, il ministro dell’Educazione, che si schiera con Gove.

Londra, 30/6/2016