Blair incontra Salvini, quando il business sorpassa la politica

L'ex premier britannico, in veste di consulente/lobbyista, incontra il ministro dell'Interno italiano per promuovere il progetto di un gasdotto tra Azerbaijan e Puglia

Blair incontra Salvini, quando il business sorpassa la politica

 

Era il leader della “terza via”, teorizzata dal sociologo Anthony Giddens. Alla fine degli anni ’90, a Washington nello Studio Ovale sedeva Bill Clinton. A Downing Street, invece, c’era lui. La Cool Britannia, slogan inventato per togliere un po’ di gesso dalle giacche ingrigite dei sudditi di Sua Maestà, tirava alla grande, e Tony Blair rappresentava la speranza in un futuro inclusivo che non escludesse a priori il mercato.

Che fosse un tipo – per così dire –  disinvolto si capì, però, qualche anno dopo, quando appoggiò George W. Bush nella sciagurata guerra in Iraq. Fu l’alba di un’alleanza di ferro in politica estera, che resse a lungo nonostante i due (uno laburista, l’altro repubblicano) si collocassero a lati opposti dell’arco parlamentare.

Se il Medio Oriente è la polveriera che conosciamo oggi è dovuto in buona parte alla decisione di rovesciare Saddam: una scelta motivata dalla sete di petrolio e di influenza e non, come ripetuto per anni, dal timore che il raìs nascondesse armi chimiche.  La “pistola fumante” per attaccare il dittatore, si venne a sapere anni dopo, era stata costruita ad arte per giustificare l’invasione.

Un errore del genere potrebbe, o forse dovrebbe, porre fine a una carriera. Non in questo caso. Chiusa l’esperienza a Downing Street, Blair si riciclò come conferenziere a decine di migliaia di sterline l’ora, lobbista (pagato anche meglio) e inviato nella pace in Medio Oriente, proprio lui, per conto Onu, Unione Europea, Usa e Russia. Risultati, non pervenuti. “L’unica cosa di rilevante che lasciò in eredità furono le note spese” il commento di Alberto Negri sul Sole 24Ore.

Ma il tempo passa, e la pensione – come accade a certi dinosauri nostrani – non sembra essere un’opzione per l’ex premier britannico. L’attività più recente è stata la creazione dell’Institute for Global Change, particolarmente attivo nella ricerca delle radici del populismo che ha attecchito in  questi anni. Un intento nobile, visti i tempi. Ma c’è dell’altro.

La notizia, questa volta, è che Blair incontrerà il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini per parlare della TAP, Trans Adriatic Pipeline. Un progetto di gasdotto che dall’Azerbaijan porterà il gas in Italia, e servirà a diversificare il mix energetico nazionale.  Blair incontrerà il politico in veste di consulente di TAP, ruolo che pare ricopra fin dal 2014.

Il suo staff, riporta il Guardian, non ha rilasciato commenti. Ma è difficile non ricordare le recenti affermazioni dell’inglese, secondo cui le soluzioni tranchant proposte da Salvini su numerosi temi scottanti potrebbero condurre a un ritorno al fascismo anni ’30. Insomma, sarebbe stato più elegante rifiutare.

Sfortuna ha voluto che gli interessi di Blair si trovino a coincidere proprio con le posizioni di Salvini, che dei populisti è il campione, e che il gasdotto appoggia in quanto infrastruttura strategica. Ironia della sorte, sulla TAP, la compagine di Governo è divisa, con il Movimento Cinque Stelle arroccato su posizioni ambientaliste.

Un dettaglio, nulla più. L’episodio, in effetti, in sé non aggiunge molto a quanto già noto sul personaggio. Semmai conferma il giudizio su un uomo dal carattere spesso gregario, con un debole per le poltrone. Privo, insomma, di quella “spina dorsale” e del talento necessari a uno statista; qualità utili, talvolta, anche a fare un passo indietro. Sic transit gloria mundi: era un leader di belle speranze. Non ha saputo mantenere le promesse.

Antonio Piemontese
@apiemontese