“Secondary ticketing”, nel Regno Unito fenomeno senza freni

E' diventato quasi inevitabile prendere parte a un evento senza passare per i siti di rivendita con costi dei biglietti anche triplicati rispetto a quello di partenza

“Secondary ticketing”, nel Regno Unito fenomeno senza freni

 

Una volta comperare il biglietto per un concerto o uno spettacolo da un bagarino era un evento occasionale, un rimedio estremo quando non si trovavano biglietti ufficiali e davvero si teneva a partecipare alla serata. Adesso, invece, con il mercato digitale e la velocità di esaurimento dei tagliandi di ingresso, sembra diventato inevitabile far ricorso a siti che rivendono i biglietti. Solo che questo meccanismo finisce per drogare il mercato e renderlo meno appetibile.

A confermarlo è una ricerca realizzata da FanFair Alliance che nei giorni scorsi ha diffuso i dati di un’indagine condotta contattando mille cittadini inglesi interessati al mondo della musica e dello spettavolo. L’ottanta per cento di loro ha dichiarato di essere convinta che la rivendita on line dei biglietti sia una fregatura, mentre due terzi degli intervistati hanno confermato di aver pagato il biglietto per un concerto molto di più del valore ufficiale. Colpa dei siti che fanno incetta dei tagliandi e poi li rimettono in vendita on line.

Si cercano informazioni via Internet a proposito di un evento in una certa città e appaiono siti che vendono i biglietti. Ma occorre fare attenzione, perché solo raramente il primo ad apparire è il sito gestito dalla società che organizza il concerto o lo spettacolo. In cima alla lista delle ricerce finiscono spesso siti che rivendono i biglietti e aggiungono sempre costi in più per fare cassa. Così capita che il prezzo aumenti del venti per cento nel migliore dei casi o che raddoppi o triplichi per gli appuntamenti più popolari.

Solo che questo meccanismo non è sempre chiarissimo, come spesso non sono espresse in modo esplicito le provenienze dei biglietti. L’appassionato acquista e già pensa che il prezzo sia salato, fino a quando non scopre il costo reale e capisce di essere stato preso in giro. Una delusione che, secondo l’indagine condotta da FanFair Alliance, finisce per incidere sul mercato della musica, che solo in Ingilterra conta 142mila posti di lavoro.

Il primo risultato di questa perversione del mercato consiste nel fatto che la gente compera meno biglietti e rinuncia a partecipare a concerti e spettacoli, perché dovendoli pagare molto più di quanto ha previsto, esaurisce il proprio budget a disposizione per questo genere di attività. In generale, secondo Adam Webb, che ha condotto l’inchiesta, gli inglesi sono arrabbiati per via del meccanismo di rincaro operato da certi siti.

Non che la rivendita dei tagliandi sia considerata un problema, se a promuoverla sono proprietari reali dei biglietti che si trovano nell’impossibilità di partecipare al concerto per un contrattempo. Nel caso in cui, invece, un bagarino virtuale rastrelli tutti i tagliandi per poter fare la cresta sul prezzo, il discorso cambia e la sensibilità commerciale anglosassone (ma non solo) finisce per sentirsi danneggiata.

Del resto sui comportamenti di certi siti, come ad esempio lo svizzero Viagogo, sono state sollevate in passato alcune segnalazioni che hanno portato alla richiesta di un’audizione in Parlamento. I titolari della società, in realtà, non si sono presentati all’incontro, ma gli occhi dell’Autority per la concorrenza sono puntati sul loro lavoro e su quello di altri siti analoghi, come GetMeIn’s o StubHub. Società che operano secondo i crismi della legge, ma, secondo l’indagine di FanFair, non lavorano a favore del mondo della musica. Perché i rincari eccessivi allontanano gli appassionati e rendono la partecipazione a eventi live e show meno frequente, minacciando forse la parte migliore del mondo dello spettacolo.


Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito