Beatrice, ostetrica, da Cesena al King’s College: «A Londra respiro bellezza»

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Beatrice è una giovane ostetrica di 24 anni, laureata in Italia e da poco approdata a Londra. Come molti ragazzi della sua generazione, EX300 pdf
ha scelto la Capitale inglese alla ricerca di nuove opportunità formative e professionali. Abita Londra ancora da straniera, ma qualcosa la fa già sentire a casa. L’abbiamo incontrata in una tranquilla domenica mattina, per saperne di più.

Dall’Italia a Londra, dunque. Come mai qui? «Ho studiato ostetricia all’Università di Modena, laureandomi poco più di un anno fa. Da subito mi sono attivata per cercare lavoro, ma in Italia il problema principale in questo settore è la precarietà: le prospettive sono poche, i concorsi riguardano contratti brevi e spesso non c’è chiarezza nemmeno sulle modalità di iscrizione alle prove. Non ci sono certezze: al massimo si entra in graduatoria, poi …chissà. Londra è sempre stata nei miei pensieri e nei miei progetti: luogo di eccellenza, dove professione e ricerca procedono insieme. Si fa moltissima pratica, e sempre basata sul criterio dell’evidenza scientifica. Era un punto di arrivo, insomma: ora è il mio punto di partenza».

E così sei partita. Conoscevi già Londra? «Lo scorso febbraio avevo partecipato qui ad un corso di cinque giorni tenuto da due ostetrici, un’italiana e uno spagnolo. Il progetto, I birth London, mirava a presentare il mondo dell’ostetricia nella Capitale e in UK: normative, burocrazia, prassi lavorativa. Per lavorare in UK come ostetrica o infermiera è necessario iscriversi al Nursing and Midwifery Council (NMC), un registro professionale: la procedura non è immediata, e durante il corso ho capito come farlo. Mi è servito molto: sono rientrata con le idee più chiare e la serenità giusta; ho deciso che sarei partita».

Cos’è successo in questi primi mesi? Hai trovato una sistemazione? «Ho partecipato a diversi concorsi e colloqui, all’inizio senza successo. Poi però, pochi giorni fa, mi è arrivata una splendida notizia: ho ottenuto un posto di lavoro al King’s College. Eravamo 25 candidati, io l’unica italiana, per 10 posti a disposizione. A tempo indeterminato, certo. Suona strano per noi, ma qui è così: le assunzioni passano tramite selezioni rigorose, che valutano la persona nella sua interezza, affiancando il lato umano a quello professionale. L’idoneità non scade: se vai bene ora,400-051 pdf
vai bene sempre, no? [sorride]…». Dunque nessun pregiudizio. Si sente dire che gli italiani all’estero non sempre siano i benvenuti… Anch’io lo temevo, ma mi sono ricreduta: durante le interview mi hanno considerato semplicemente per quello che sono. Ho cercato di esprimere la mia voglia di mettermi in gioco, il mio impegno, e forse tutto questo è stato apprezzato».

Sei nata e vissuta a Cesena, una città piccola se rapportata a questa metropoli. All’inizio molti si trovano un po’ spaesati. Com’è stato il tuo primo impatto? Sulla carta le proporzioni spaventano un po’, ma quando sei qui basta qualche giorno e non te ne accorgi più. Sali sulla metropolitana, passeggi a Camden, visiti un museo: viene tutto molto naturale. Il problema dello smog esiste, ma vedo che ci si dà da fare per risolverlo. I trasporti pubblici sono efficienti, i servizi più importanti sono garantiti fino a tardi. Vedo molta polizia in giro, ma non mi sento controllata: mi sento tutelata. È una bella differenza».

Parlaci del tuo tempo libero. «Vado a teatro: adoro i musical, e le opportunità culturali non mancano mai. L’altra sera ho visitato il Victoria & Albert per la mostra “Disobedient objects”: era già tardi, ma l’ho trovato ancora aperto. Poter entrare liberamente nei musei, senza un biglietto da pagare, te li fa sentire spazi a tua disposizione. Comunque mi piace anche solo stare in mezzo alle persone, tra piazze e mercatini: Covent Garden è un piccolo paradiso, e Greenwich… Greenwich? «Già, e attenzione alla pronuncia [ride]! Ho scoperto da poco questo polmone verde, ma mi ci sono affezionata subito: l’Osservatorio, il Museo della Marina, il College Navale con la splendida Painted Hall sono luoghi magici. Si respira bellezza».

C’è ancora l’Italia nei tuoi progetti? «Ci sarà sempre. Professionalmente sono in debito con il mio Paese: una formazione così valida non esiste in nessun’altra parte del mondo. Nel mio campo, in particolare, avere studiato in Italia è senza dubbio una ricchezza. Ora tutte le mie risorse sono concentrate qui, ma Londra mi ha aperto una strada che forse prima o poi mi riporterà a casa. Tornare, un giorno. Perché no?»

Michele Bartoletti Stella, 5 febbraio 2015.

Ostetricia in UK – Per saperne di più:

Ostetrica nel Regno Unito | A.I.O. (Associazione Italiana Ostetricia)

Lavorare come ostetrico o infermiere nel Regno Unito | lavorosalute.it