Arandora Star: 80 anni fa la tragedia che uccise 470 italiani di fronte le coste irlandesi

Internati dagli inglesi al tempo della seconda guerra mondiale, erano diretti in Canada. Ma un missile tedesco interruppe le loro vite

Arandora Star: 80 anni fa la tragedia che uccise 470 italiani di fronte le coste irlandesi

 

Ad ottanta anni dall’affondamento dell’Arandora Star avrà luogo oggi pomeriggio alle 18,30, nell’ormai familiare modalità virtuale, l’evento di commemorazione delle 865 vittime.

Un dramma che risuona nell’impegno dei tanti che continuano a perpetuarne il ricordo, onorando il sacrifico dei 470 italiani, la cui unica colpa fu quella di essere di nazionalità italiana in terra britannica nel pieno del secondo conflitto mondiale.

La paura di essere invasi, infatti, condusse all’intensificazione degli internamenti che contarono fino ad 8.000 uomini distribuiti tra vari campi organizzati nelle terre del Commonwealth.

La stragrande maggioranza di questi civili veniva sottratta all’affetto dei propri familiari senza comunicazioni o spiegazioni. Una politica, quella dell’internamento, trasversale che si diffuse in entrambi gli schieramenti dei paesi in guerra.

A questo destino, purtroppo, furono condannati anche i 743 internati italiani, 479 tedeschi, a cui si aggiungevano 86 prigionieri di guerra, che il 2 luglio del 1940 salparono dal porto di Liverpool alla volta del Canada.

Questi, insieme a 174 membri dell’equipaggio e 200 componenti della guardia militare, prendevano il largo per l’Atlantico quando alle 6,15 un siluro lanciato dall’U-Boot tedesco U-47 centrava l’Arandora Star.

Il proiettile colpì ed esplose a tribordo, mandando in tilt la sala macchine che fu subito inondata d’acqua. All’udire del boato italiani e tedeschi si riversarono sul ponte dove fu subito chiaro che l’Arandora Star sarebbe rapidamente affondata.

Il memoriale dedicato alle vittime italiane in Scozia

In quell’inferno di lamiere, fiamme e disperazione persero la vita 805 uomini. Tra le ragioni di un così alto numero di decessi anche l’indisponibilità di un adeguato numero di scialuppe di salvataggio, andate distrutte e disperse nel corso dell’esplosione. I mezzi di soccorso impiegarono cinque ore per mettere in salvo i superstiti e trasportarli sulla terra ferma.

Per l’Arandora Star, sarebbe stata la fine di un lungo viaggio iniziato nel 1927. Nata come nave da carico, e inizialmente battezzata Arandora, l’imbarcazione conobbe, nei due anni successivi, una radicale trasformazione che la rese un’esclusiva nave da crociera. Venne per l’occasione ribattezzata Arandora Star. Non per vezzo, ma per non suonare “reale”. Le fregate di marca reale, infatti, avevano in comune con l’Arandora la circostanza di iniziare e finire con la mesesima lettera: la A.

Ma con l’avvento della seconda guerra mondiale, l’imbarcazione fu requisita dal governo inglese e convertita al trasporto delle truppe, fino a quel tragico 2 luglio del 1940.

Una terribile esperienza che rivivrà oggi nelle parole del deputato Claudio Mancini, familiare di una vittima dell’affondamento, Dominic Pini, in rappresentanza dell’Arandora Star Memorial Trust, la giornalista e scrittrice Caterina Soffici, che alla tragedia dell’Arandora ha dedicato un libro dal titolo “Nessuno può fermarmi”, Pietro Molle, presidente Comites Londra, il deputato Massimo Ungaro.

Ad arricchire il dibattito sarà presente Marco Villani, console Generale d’Italia a Londra, e il vicesindaco del Comune di Picinisco, provincia di Frosinone, Simone Ionta. Una presenza, quest’ultima, legata alla morte di ventidue piciniscani, tra le ottanta vittime ciociare dell’Arandora Star.

Per seguire l’evento online si possono visitare le relative pagine Facebook di Arandora Star e Comites Londra, oppure cliccare a questo indirizzo web dalle 18.30 e inserire il codice di accesso: 444 813 1823.


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