Approvata la legge Brexit, a giorni l’articolo 50

La House of Commons boccia entrambi gli emendamenti proposti dai Lords. La Brexit è ormai alle porte

Approvata la legge Brexit, a giorni l’articolo 50

 

Il percorso ad ostacoli verso la Brexit continua senza soste: come era previsto, questa sera la Camera dei Comuni ha approvato la proposta di legge per l’attivazione dell’articolo 50, abrogando i due emendamenti approvati la settimana scorsa dalla Camera dei Lords.

Niente da fare, quindi, per l’emendamento – fortemente voluto dai Lords –  – che si proponeva di assicurare, dopo la Brexit, i diritti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito. È stato bocciato dai Parlamentari con una maggioranza di 335 voti su 287.  Non è passata neanche la proposta di un eventuale diritto di veto del Parlamento sul futuro accordo dopo i negoziati. Il secondo emendamento è stato infatti respinto con 331 voti a favore e 286 contrari.

Il testo della proposta di legge, nella sua forma originaria, è tornato alla Camera dei Lords, che in serata lo ha approvato definitivamente. Rimane ormai solo la firma della Regina Elisabetta (il cosidetto Royal Assent) prima che il bill si trasformi in legge. I tempi sono stretti: Theresa May potrebbe invocare già da domani – o, al massimo, da mercoledi – l’ormai noto articolo 50 del Trattato di Lisbona che da il via al processo di divorzio dall’UE.

Proprio oggi Bruxelles si è detta “pronta a lanciare i negoziati non appena attivato l’articolo”.  Ma quello della Commissione Europea suona anche come un richiamo a velocizzare i tempi: se la May non riuscisse a presentare la legge di fronte al Parlamento di Bruxelles in settimana, una serie di eventi in calendario come le elezioni in Olanda e celebrazioni del 60esimo del Trattato di Roma potrebbero far slittare l’avvio del processo di uscita a fine mese, contretizzando la temuta possibilità di avviare la Brexit senza alcun accordo pre-concordato con Bruxelles, possibilità che Theresa May è ben determinata ad evitare.

Secco, invece, è stato il no di Downing Street alla leader scozzese Nicola Sturgeon, la quale oggi in conferenza stampa ha annunciato la volontà di indire un secondo referendum nell’interesse del suo paese, tra l’autunno 2018 e marzo 2019. “Un secondo referendum sarebbe divisivo e arrecherebbe ulteriori danni economici” ha ribadito il numero dieci.

Londra, 13/03/17

Mariaelena Agostini

@Agostinimea