Altro che fondi dalla Brexit, per finanziare l’NHS Johnson aumenta le tasse

I deputati votano 319 a 248 a favore dell’aumento, pari all’1.25% dello stipendio. Mentre i soldi promessi dalla Brexit non si sono mai visti

Altro che fondi dalla Brexit, per finanziare l’NHS Johnson aumenta le tasse

 

Avrebbe dovuto essere il grande beneficiario della Brexit, ricevendo i 350 milioni di sterline che il paese mandava a Bruxelles ogni settimana. Ma l’NHS quei fondi non li ha mai visti. E allora, complice la crisi portata dalla pandemia, Johnson ha dovuto rompere una delle sue promesse elettorali più forti e fare l’impensabile: aumentare le tasse, e in modo sostanziale.

A partire dal prossimo aprile tutti i lavoratori e datori di lavoro pagheranno una nuova tassa dell’1.25% dello stipendio per finanziare NHS e servizi sociali. La tassa sarà inizialmente inclusa nel versamento della National Insurance. A partire dal 2023, una volta che i sistemi saranno stati modificati, sarà trattata separatamente, con il nome di “Health and Social Care Levy.”

Dopo cinque ore di dibattito, l’aumento è stato approvato ieri a Westminster con 319 voti a favore verso 248 contro. Non è bastata la ferma opposizione dei Labour ma anche di molti Tories, contrari a introdurre una misura che viola uno dei capisaldi del loro manifesto elettorale.

È una tassa iniqua, che colpisce solo i lavoratori” ha detto Keir Starmer, il leader Labour. “Con questa piano, un investitore che possiede decina di immobili affittati non pagherà un penny in più, mentre i suoi affittuari dovranno assorbire un aumento delle tasse per centinaia di sterline ogni anno”. Ma qualcosa andava fatto, vista la situazione di criticità della NHS, e considerando che si tratta di un governo Tory non sorprende che a pagare siano i salariati più che i possessori di patrimoni.

L’investimento è necessario per smaltire l’arretrato che l’NHS ha accumulato a causa della pandemia” ha detto Johnson alla BBC. Qualche dato in più è stato fornito da Steve Barclay, Chief Secretary to the Treasury. In Inghilterra ci sono oggi 5,5 milioni di pazienti in attesa di un trattamento, ha detto Barclay, e senza una iniezione di fondi questo numero potrebbe salire fino a 13 milioni. Il piano, ha aggiunto, porterà un investimento complessivo di 36 miliardi di sterline nell’arco di tre anni.

Calcolatrice alla mano, il numero corrisponde a 12 miliardi l’anno, ovvero circa 230 milioni di sterline a settimana, che è meno di quando la Brexit avrebbe dovuto portare. Certo, la pandemia non si poteva prevedere ma il confronto con i benefici (mancati) della Brexit è impietoso. A vederla oggi, quella scritta sui bus suona ancora più falsa e ipocrita di prima.