Londra, 500mila persone in difficoltà con l’affitto. E ripartono gli sfratti

La principale causa legata all'emergenza sanitaria da coronavirus che ha portato alla chiusura di numerose attività e relativo licenziamento dei dipendenti

Londra, 500mila persone in difficoltà con l’affitto. E ripartono gli sfratti

 

Sfratto: è questa una delle cause giudiziarie più dibattute attualmente nei tribunali civili di Londra. L’impossibilità di pagare l’affitto di casa è diventato un incubo per circa mezzo milione di londinesi, secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal sindaco Sadiq Khan.

Un numero importante che equivale a poco più di un quarto di coloro che vivono in affitto a Londra, stando a una ricerca condotta da YouGov per conto della Greater London Authority che mostra come gli inquilini ammontino a circa 2.2 milioni, ossia il 30% di chi vive sotto a un tetto nella capitale inglese.

La sofferenza economica, come è immaginabile, deriva dalle conseguenze scaturite dalla pandemia da coronavirus che ha generato licenziamenti improvvisi, soprattutto nel settore dell’hospitality, una delle colonne portanti dell’economia della metropoli.

Durante i mesi successivi al lockdown molti proprietari di casa hanno accettato l’invito del governo di bloccare qualsiasi tipo di aumento degli affitti, per permettere agli inquilini di gestire al meglio le proprie finanze e adempiere ai propri obblighi mensili.

Ma la crisi economica, tuttora in corso, è andata oltre le aspettative soprattutto a Londra, e molti sono stati i ristoranti, alberghi, piccole caffetterie, ma anche negozi di abbigliamento e merce varia che hanno dovuto chiudere impossibilitati nell’andare avanti.

Questo ha generato un effetto domino che attualmente sta interessando tutti i lavoratori, impiegati in queste attività commerciali che si sono ritrovati senza lavoro.

Sempre secondo la ricerca della Greater London Authority e YouGov nel mese di agosto si è stimato che un quarto degli affittuari è rimasto indietro con i pagamenti. Dato che potrebbe aggiornarsi in negativo se si considera l’evoluzione che sta avendo l’emergenza sanitaria e gli effetti ancora in atto sull’economia su scala nazionale.

Da lunedì scorso molti tribunali hanno riavviato i procedimenti di sfratto che erano stati sospesi durante il lockdown. Una particolare attenzione verrà riservata a coloro che vivono con regolare contratto di affitto nelle council house, una sorta di case popolari, dove il valore mensile del canone rientra in una tabella controllata dai borough, i municipi territoriali.

Non ci sarà invece nessun tipo di tutela per coloro che rivestono sempre il ruolo di inquilini e che vivono nelle altre tipologie di case dove non vigerà il blocco dello sfratto. Quelle, cioè, di proprietà di privati o società, dove il valore mensile dell’affitto non è soggetto a nessun tipo di regolamento pubblico.

Per tale motivo, il primo cittadino di Londra ha chiesto nei giorni scorsi a Downing Street di trasferire ai municipi locali alcuni poteri speciali riguardanti proprio il settore delle case, tra tutti la possibilità di impedire ai proprietari l’aumento del valore dei canoni mensili. Secondo Sadiq Khan il congelamento degli affitti dovrebbe essere tutelato per un periodo minimo di due anni.

Per il momento, da Downing Street, non c’è stata ancora nessuna risposta in merito.

A questo indirizzo è possibile trovare la ricerca integrale condotta da YouGov per conto della Greater London Authority.

@AleAllocca


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