A-Levels, aumentano i bravissimi. Ma in testa restano le scuole private

La materia regina è la matematica, cresce il cinese. In lieve calo le immatricolazioni all'università, ma gli studenti europei continuano ad arrivare.

A-Levels, aumentano i bravissimi. Ma in testa restano le scuole private

 

Giovedì di passione per migliaia di studenti che oggi hanno ricevuto i risultati degli A-levels – l’equivalente britannico degli italiani esami di maturità – che chiudono il ciclo delle superiori e determinano l’accesso all’università.

Prove sempre al cardiopalma, ma rese più dure con la riforma voluta dall’ex ministro dell’Istruzione Michael Gove per renderli più “adatti allo scopo” e operativa dalla scorsa estate in Inghilterra – non ancora in Galles e Irlanda del Nord.

In sintesi, per la valutazione vengono considerati solo i risultati della prova d’esame, mentre in passato il voto finale era il risultato del lavoro sostenuto nel corso del biennio di studi aggiuntivi dopo la fine della scuola dell’obbligo, che termina a 16 anni con gli esami GCSE.

La riforma è graduale, distribuita nell’arco di 4 anni, fino all’estate del 2020:  lo scorso anno, il primo banco di prova, le nuove regole sono state applicate a 13 materie principali, fra cui inglese, biologia, economia, storia, fisica, informatica, chimica.

Quest’anno sono stati estese ad altre 8, incluse lingue antiche e moderne, musica e studi religiosi.

In caso di risultati deludenti è possible ripetere le prove, ma è stato cancellato l’appello di gennaio e gli studenti che vogliano migliorare i loro voti per avere migliori chances di ammissione alle università prescelte dovranno aspettare maggio-giugno del prossimo anno.

Insomma, l’intento del governo britannico è rendere gli esami più difficili, e infatti le aspettative erano incerte, tanto che Ofqual, l’ente governativo di controllo, aveva annunciato di essere pronto ad “ammorbidire” i criteri dele prove in caso di fallimento di massa.

E invece, secondo i primi dati, anche quest’anno la carneficina non c’è stata: a passare l’esame è stato il 97.6%dei candidati, in lieve calo rispetto al 97.9 dell’anno scorso, ma è salita leggermente la percentuale dei voti più alti (A o A*, ovvero i 100 o 100 e lode della maturità italiana), al 26.4% contro il 26.3 del 2017, il risultato più alto degli ultimi sei anni.

Per il secondo anno, i ragazzi hanno superato le ragazze nell’ottenere il massimo dei voti, con il 26.6 contro il 26.2.

La materia più popolare dell’anno è la matematica, con quasi 100mila candidati, mentre informatica è stata scelta da 10.286, quasi il 25% in più che nel 2017.

In generale le materie scientifiche raggruppate nell’acronimo STEM (Science, Technology, Engineering e Maths) sono in netta crescita, preferite dal 36.2% degli studenti. Erano il 34.5 l’anno scorso e il 28 nel 2009.

La lingua più studiata resta il francese, seguita dallo spagnolo: ma per la prima volta il cinese ha superato, seppur di poco, il tedesco, che appare in calo del 17% con solo 3.058 candidati contro i 3.334 studenti di mandarino.

A Londra i risultati migliori sono ancora una volta monopolio della scuole private, che occupano ben 26 dei dei primi 30 posti.

In testa la St Paul’s Girls’ School, istituto femminile d’élite che ha totalizzato un impressionante 59.8 % di A*, il massimo dei voti.
La segue il King’s College London Maths School, statale, con il 58.0.

Quanto alle ammissioni alle università, i dati Ucas riportano 411.860 offerte, un calo dell’1% rispetto allo scorso anno.

Un gap colmato dall’aumento degli studenti europei che, malgrado Brexit, continuano ad essere attratti dagli atenei britannici: sono 26.400, l’1% in più.