76 soccorritori italiani nel (finto) disastro di Londra

Un superteam della nostra Protezione Civile, da Lazio, Veneto, Toscana e Sicilia, è entrato in azione nella simulazione d’emergenza più imponente d’Europa. Londra Italia incontra i protagonisti.

76 soccorritori italiani nel (finto) disastro di Londra

 

Hanno lavorato fianco a fianco, divisa accanto a divisa, cercando di salvare vite umane e superando barriere linguistiche, sociali ed organizzative di ogni tipo. Per finta, sperando di non doverlo mai fare nella realtà. 76 soccorritori della Protezione Civile italiana hanno partecipato all’esercitazione di soccorso più imponente d’Europa – chiamata “EUR” cioè Exercise Unified Response – organizzata a Londra lo scorso 29 febbraio e durata quattro giorni, con più di 2500 finte vittime e 7 vagoni della metro distrutti. E’ stato un evento non direttamente collegato all’antiterrorismo. Londra Italia ne aveva parlato in questo articolo e adesso incontra i protagonisti di questa storia.

LondraItalia FrancescaMarchese EUR D4 Italy rescue5IL SUPERTEAM – Dall’Italia – Lazio, Veneto, Toscana e Sicilia – sono arrivati vigili del fuoco e tecnici, tra ingegneri strutturisti e squadre operative che in passato hanno lavorato nelle emergenze di casa nostra come il terremoto dell’Aquila e l’alluvione di Giampilieri. Gli eroi più bravi delle nostre cronache, alcuni dei quali parlano bene inglese e sono abituati a lavorare insieme a team internazionali. C’erano anche due medici del 118 (un medico ed un infermiere) a supporto dei soccorritori, due tecnici della Protezione civile e perfino due cani di salvataggio dall’Unità cinofila di Pisa (uno, Labro, è ritratto nelle foto fornite a Londra Italia dalla London Fire Brigade). Un superteam USAR (cioè “Urban Search And Rescue”: ricerca e soccorso nelle città) selezionato lungo lo Stivale tra coloro che avevano già partecipato ad eventi di questo tipo. Attrezzature varie sono arrivate a Londra via terra.

LondraItalia FrancescaMarchese EUR D4 Italy rescue4L’INGLESE – Se la sono cavata, dice a Londra Italia il vice capo dei Vigili del Fuoco di Londra Peter Cowup: “Lo scenario è stato impegnativo ma le squadre italiana e britannica hanno risposto in modo efficace e, nonostante la barriera linguistica, hanno lavorato molto bene insieme”. L’inglese, insomma, non è stato un grosso problema da superare. “I capisquadra parlavano inglese – racconta al nostro giornale il funzionario del comando dei Vigili del Fuoco di Palermo Salvo Cantale che si è occupato della parte logistica – mentre alcuni colleghi hanno un inglese più “turistico” ma comunque utile. E’ stata un’esperienza positiva e lo scenario era molto realistico, con una quantità inaspettata di finte vittime. I colleghi britannici ci hanno pure fatto i complimenti su alcune operazioni tecniche come quella del puntellamento. L’obiettivo dell’esercitazione, infatti, non era quello di imparare procedure nuove ma di testare come le nostre possono lavorare insieme a quelle di altri Paesi”. “E’ stato un ottimo banco di prova”, commenta il funzionario catanese Antonio Galfo.

LondraItalia FrancescaMarchese EUR D4 Italy rescue6 CowupCASUALTY O CASUALITA’? – Cosa succederebbe in situazioni reali di pericolo, in una metropoli da 9 milioni di abitanti dove non tutti parlano la lingua? Banalmente, come non confondere false friends come casualty (“vittima” o “pronto soccorso”) con casualità? Lo abbiamo domandato al numero 2 dei pompieri londinesi Peter Cowup che ha gestito emergenze come gli attentati terroristici di Londra nel 2005 e la caduta dell’elicottero a Vauxhall nel 2013: “La simulazione – risponde Cowup – è stata localizzata nella finta stazione di Waterloo, ha coinvolto anche cittadini stranieri ed ogni emergenza lì coinvolgerebbe inevitabilmente persone che provengono da fuori Regno Unito. Nell’esercitazione non abbiamo previsto interpreti ma sappiamo che in una città multiculturale come Londra abbiamo l’obbligo di considerare che la lingua possa essere una barriera. Nel caso di un’emergenza di larga scala che coinvolga molte persone incapaci di esprimersi in inglese – conclude Cowup – faremmo tutto il possibile per comunicare con loro e, se necessario, dotarci di interpreti”.

LondraItalia FrancescaMarchese EUR D4 Italy rescue2COORDINAMENTO EUROPEO – Oltre ai 76 italiani erano presenti anche squadre dall’Ungheria e da Cipro. La maxi-esercitazione, infatti, è stata organizzata e finanziata dall’Unione Europea proprio per incoraggiare la cooperazione tra vari paesi dell’Unione ed imparare a fare fronte comune durante disastri che speriamo non avvengano mai. Il costo totale è stato di circa 2 milioni di euro, conferma la Protezione Civile a Londra Italia, di cui metà pagata dal Regno Unito e l’altra metà dai 32 paesi che da tre anni partecipano al “Meccanismo di Protezione Civile dell’Unione Europea”. Nel dettaglio, i partecipanti a questo progetto sono i 28 Paesi membri dell’Unione Europea, più i Paesi dello Spazio Economico Europeo: Islanda, Norvegia, Serbia, FYROM, Montenegro e Turchia (della quale si aspetta conferma). Il coordinamento è a Bruxelles ed è operativo notte e giorno. All’evento londinese erano presenti anche 45 rappresentanti di 26 Paesi UE. “Siamo soddisfatti – commenta con il nostro giornale Fabio Grossi dell’Ufficio gestione emergenze del Dipartimento della Protezione Civile, che si è occupato di organizzare la partecipazione della squadra italiana a Londra – perché in questa occasione abbiamo anche addestrato i nostri meccanismi di risposta interna per essere sempre pronti ad intervenire, da più parti d’Italia. Se dovesse succedere un’emergenza in Inghilterra, e il Regno Unito richiedesse il nostro aiuto, saremmo pronti così come abbiamo già fatto in passato durante l’emergenza incendi in Grecia e in Portogallo, per le alluvioni nei Balcani ed in Asia. Al contrario, l’Italia non ha mai richiesto aiuto ai paesi esteri, speriamo di continuare a non averne bisogno”.

La prossima esercitazione EUR è in programma questo ottobre in Sicilia, tra Santa Margherita di Belice ed i ruderi della città fantasma di Poggioreale Antica, nel trapanese: una location di distruzione che purtroppo è rimasta intatta dal terremoto del 1968 e quindi non ha bisogno di essere riprodotta.

L’EMERGENZA (FINTA) – A Londra invece, sette vagoni della metropolitana sono stati distrutti dal crollo di un palazzo, nella stazione di Waterloo, con 2500 finti feriti, tonnellate di macerie e 4 giorni di ricerche. Più tanta burocrazia per l’identificazione delle vittime e la richiesta di aiuto internazionale. Tutto si è svolto nella vecchia centrale elettrice di Littlebrook a Dartford nel Kent e lo scenario ha fatto finta che ci fossero altri due eventi del genere in altri parti del Regno Unito. La maxi esercitazione londinese è stata organizzata dalla London Fire Brigade in occasione del suo 150’ anniversario ed ha coinvolto anche l’Interpol, la polizia (Metropolitan, City of London and British Transport Police), London Ambulance Service, Transport for London e 70 altre organizzazioni locali. Tra i vip ad aver visitato lo scenario, pure il candidato a sindaco di Londra per il partito laburista Sadiq Khan.

Francesca Marchese
@fmarchese_

Londra, 1/4/2016