Start-up italiane in UK? Guidi: “Combinazione perfetta di conoscenza e innovazione”

Guidi Ambasciata 11032015 credits Francesca Marchese
Il Ministro Guidi a Londra (foto: Francesca Marchese)

 

Gli imprenditori italiani che hanno fatto fortuna nel Regno Unito grazie alle start-up potrebbero tornare ad investire in Italia, ora che ci sono gli incentivi fiscali e il Jobs Act? E gli investitori britannici, che già fanno business da noi, potrebbero scommettere un po’ di più nella nostra economia?

“C’è una sintonia di vedute” tra gli investitori inglesi e il pacchetto di novità del Governo Renzi (cioè sugli aiuti su tasse, nascita di nuove imprese e nuovi contratti di lavoro) ha assicurato oggi a Londra il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi in missione nella capitale inglese.

“Questa opera di riforme – ha spiegato il ministro, nella sede dell’Ambasciata italiana – è apprezzata all’estero. Oggi ho avuto un contatto personale con alcuni investitori, soprattutto con chi è già presente nel nostro Paese con il proprio business. Il nostro piano di riforme aiuta e stimola gli investimenti, tocca punti critici sui cui bisognava intervenire, ha un orizzonte stabile. Il lavoro non è finito, ma c’è un indirizzo chiaro di politica industriale”.

La giornata del ministro Guidi all’ombra del Big Ben inizia con un incontro con un gruppo selezionato di uomini d’affari: una trentina, tra chi finanzia le start-up e chi dà loro una mano quando si sono già consolidate. A fare gli onori di casa è l’Ambasciatore Pasquale Terracciano.

Nel primo pomeriggio si presentano – in inglese – le iniziative di Palazzo Chigi: la sala diventa Canary Wharf, con ottanta operatori finanziari della City. I britannici sono presenti, ovviamente, ma ci sono soprattutto connazionali perché le banche straniere hanno mandato i propri rappresentanti italiani. C’è una rappresentanza di imprenditori delle start-up: “presentano una perfetta combinazione di conoscenza e di capacità innovativa”, dichiara il ministro.

Il panel si chiama “Perspectives on Corporate Italia”: sul tavolo ci sono il debito pubblico e privato italiano, e lo stress test della Banca Centrale Europea. Alla fine si toccano temi caldi come quello dei finanziamenti, c’è chi domanda se l’Italia sarà mai come la Silicon Valley (“No”, risponde il ministro, perché a San Francisco le condizioni generali sono diverse). Tra gli addetti ai lavori presenti in sala ci sono il presidente della Camera di Commercio italiana in Inghilterra Leonardo Simonelli Santi e il direttore dell’ICE Fortunato Celi Zullo.

“Innovazione, infrastrutture ed efficenza energetica – afferma Federica Guidi- hanno un appeal, ma ci sono molti altri ambiti su cui intervenire”. Se a Londra le start-up trasformano interi quartieri, cosa succede in Italia? “Con le nuove tecnologie la locazione geografica è quasi irrilevante, ma sarei molto soddisfatta se ci fosse una crescita maggiore nel Sud Italia rispetto che al Nord: accanto alla vocazione turistica, ci sono anche incubatori e centri di eccellenza collegati alle Università”. La formula, insomma, è atenei + start-up + investimenti da parte delle grandi aziende.

Francesca Marchese

@fmarchese_

Londra, 11/3/2015

 

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L’incontro del ministro Guidi con gli investitori (foto: profilo twitter dell’Ambasciata @stampaamblondra)