Perugia, le penne italo-londinesi al festival del giornalismo

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Le giornaliste Caterina Soffici e Giovanna Zucconi insieme ad alcuni giovani partecipanti all’incontro “Vuoi fare il giornalista? Non farlo!”. Photo Francesca Marchese

 

Vivono a Londra, scrivono in italiano ed in inglese nella capitale britannica, e in questi giorni sono alcuni degli ospiti d’onore del Festival Internazionale del Giornalismo, che svolge fino a domenica a Perugia.

Sono una decina i giornalisti “italiani a Londra” tra i 600 speakers che offrono gratuitamente la propria professionalità alle migliaia di partecipanti arrivati in Umbria da 34 paesi del mondo. Il loro è uno sguardo tutto particolare: sono italiani, quindi si sentono “a casa” in Umbria, tuttavia si portano dietro gli orizzonti aperti dalla propria esperienza londinese.

Caterina Soffici, firma de “Il Fatto Quotidiano” ed autrice del libro “Italia yes Italia no”, va dritta al punto:  «io faccio un incontro per spiegare “I 10 buoni motivi per cui non bisogna fare il giornalista”, spiega a Londra Italia.  «Barzini junior – racconta – diceva che fare il giornalista è sempre meglio che lavorare. Oggi il motto andrebbe riscritto: “Fare il giornalista è peggio che lavorare”. Il tono sarà scherzoso, ma le cose che dirò sono serie».  La giornalista, a Londra da parecchi anni, fa parte del panel di esperti durante l’incontro “Vuoi fare il giornalista? Non farlo!” insieme al condirettore di Repubblica Giuseppe Smorto ed i colleghi Chiara Baldi, Giovanna Zucconi e Max Brod.

«Il giornalista di oggi – continua Caterina Soffici – è lo specchio del lavoro a due velocità che c’è in Italia: da una parte gli assunti superprotetti, casta di privilegiati normalmente nullafacenti e superpagati. Dall’alta un branco di freelance, aspiranti giornalisti per lo più, che non saranno mai assunti, ma glielo fanno credere per pagarli 5 euro a pezzo, sfruttarli e spremerli per fare i loro siti e giornali a costo praticamente zero».

«Sono come i ricercatori e gli stagisti – continua la cronista – ma pensano di essere più fighi di loro. E questo li frega, perché quando se ne renderanno conto sarà troppo tardi anche per aprire una panineria (va da sé che non avranno mai una pensione, né potranno chiedere un mutuo etc… )». Caterina Soffici è ospite del festival anche per la presentazione del libro “12 anni a Guantanamo”, edito da Piemme, scritto da un prigioniero ancora detenuto: la prima testimonianza in diretta dall’interno del campo.

 

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La giornalista del Wall Street Journal Chiara Albanese durante il suo incontro su “Il giornalismo investigativo finanziario”. Photo Francesca Marchese

 

Tra le firme del giornalismo italiano in Inghilterra c’è anche Chiara Albanese, reporter al prestigioso Wall Street Journal di Londra. Con lei si parla di “Giornalismo investigativo finanziario”. Spazio anche a Lou del Bello, che modera un panel dedicato a “Ebola: oltre la notizia” insieme alla reporter del Guardian Sarah Boseley e dell’Independent Charlie Cooper.

Africa in primo piano anche grazie ad un gruppo di giornalisti e ricercatori che vivono – o hanno studiato – a Londra. «Non sono un giornalista – dice Stefano Gurciullo – sono un ricercatore presso la University College London, dove mi occupo di data science e policy. In particolare, mi occupo di mafia ed economia, e anche dello sviluppo di strumenti per la prevenzione di crisi finanziarie. Sono anche co-fondatore di Quattrogatti.info, un progetto di informazione fatto da ricercatori e grafici che punta a spiegare tematiche cruciali per l’Italia attraverso infografiche, video e presentazioni. Qui a Perugia presento i risultati di un progetto sull’infiltrazione economica delle mafie in Africa, fatto assieme a dei giornalisti investigativi, e finanziato dalla Gates Foundation». Insieme a lui i co-fondatori dell’IRPI (Investigative Reporting Project Italy) Cecilia Anesi, Lorenzo Borderò e Giulio Rubino, con il giornalista Lorenzo Bagnoli e la ricercatrice investigativa Khadija Sharif.

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foto: Francesca Marchese

Il motto di questa edizione del festival è “everybody learning from everybody else. Tutti possono imparare da tutti”. Un approccio condiviso anche dalla freelance Valentina De Vincenti: «E’ la prima volta che partecipo al Festival. Ho scelto di prendervi parte – racconta a Londra Italia – per avere l’occasione di aggiornarmi e confrontarmi con i colleghi su temi a me cari, dal cambiamento del giornalismo d’inchiesta all’immigrazione, grazie ad un approccio di ampio respiro e potendo avere il polso sulla situazione “a casa”. Il programma di quest’anno è variegato e offre ottimi spunti di meta-giornalismo con enfasi sul digital journalism. Come freelance a Londra, le giornate di Perugia sono per me un’occasione di ispirazione e networking che mi permettono di articolare, grazie alla mia esperienza diretta, il confronto tra giornalismo italiano e anglosassone».

Numerosi anche i giornalisti britannici: da George Brock, del dipartimento di Giornalismo della City University ad Aaron Pilhofer del Guardian a Jacqui Maher di BBC News Lab e il direttore social media BBC News Chris Hamilton. Presenti anche il direttore di Channel 4 News Ben de Pear, Alison Gow di “Trinity Mirror regional”, ed i co-fondatori di Constructive Journalism Project Sean Dagan Wood e Danielle Batist.

Francesca Marchese

@fmarchese_

16 aprile 2015