Tube di Londra, il quotidiano viaggio di nanoparticelle e batteri

Differenti ricerche hanno evidenziato come nella metropolitana e sugli autobus la lunga esposizione possa portare al rischio demenza o anche ad altre gravi malattie

Tube di Londra, il quotidiano viaggio di nanoparticelle e batteri

 

Chiunque abbia necessità di muoversi da un angolo all’altro di Londra non può certamente fare a meno di utilizzare i mezzi pubblici: ben 11 linee metropolitane, alle quali si aggiungono la DLR, l’Overground, il TFL Train, le compagnie private dei treni, i trasporti su acqua lungo il Tamigi, e 1700 tratte coperte dai bus.

Ogni giorno trasportano milioni di persone, tra lavoratori e turisti. Tante persone che, per forza di cose, comportano anche altri aspetti del mondo dei trasporti, spesse volte non propriamente positivi. Una ricerca di recente condotta da Transport for London, la società che gestisce i trasporti pubblici nella capitale inglese, e pubblicata dal The Sunday Times, ha mostrato come il livello di nanoparticelle (una tipologia di particelle formate da aggregati atomici o molecolari di un diametro molto limitato, compreso indicativamente fra 2 e 200 nanometri) presenti in alcuni tratti metropolitani è così alto da rendere i viaggiatori a rischio demenza.

Sarebbero infatti tra i 12 e i 20 milioni le nanoparticelle presenti nell’aria per minuto all’interno di alcune stazioni della Tube, potenzialmente dannose per gli organi e il cervello dei passeggeri per il loro contenuto metallico, inalate durante il viaggio o in attesa dell’arrivo del treno lungo la piattaforma. “Le particelle presenti nelle stazioni metropolitane sono ricche di ferro e altri metalli come rame, cromo, manganese e zinco. Le particelle di metallo aumentano il rischio di sviluppare asma, malattie polmonari e cardiovascolari e potenzialmente demenza“: ha evidenziato nell’articolo Stephen Holgate, professore presso la British Lung Foundation. Esprime posizioni analoghe anche la professoressa Barbara Maher del Lancaster University, la quale mette in guardia sul fatto che “l’esposizione a nanoparticelle a contenuto ferroso presenti nell’aria del traffico urbano aumenta il rischio di sviluppare Alzheimer“.

Considerando i livelli indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità oltre i quali un’esposizione a simili particelle può risultare dannosa per gli individui (non più di 50 microgrammi per metro cubo in un lasso temporale medio di circa 24 ore), le quantità riscontrate in alcune linee londinesi eccedono di gran lunga quelle accettabili secondo le raccomandazioni dell’OMS. Sulla Central Line ad esempio, TfL ha misurato livelli superiori a 2 milioni di particelle per ogni litro di aria, sulla Northern Line livelli compresi tra 250 e i 1000 microgrammi, e un simile riscontro c’è stato anche sulle linee Victoria e Piccadilly.

Il gigante dei trasporti punta comunque a smorzare l’allarme.  Anche laddove siano presenti ingenti quantità di sostanze nocive, l’esposizione dei passeggeri non dura di certo un’intera giornata, ma solo poche decine di minuti legati dal tempo dello spostamento tra le varie linee o di attesa lungo le piattaforme.

Se le nanoparticelle della Tube ancora non bastassero a mettere in allerta i milioni di viaggiatori quotidiani, ecco giungere anche la ricerca condotta dai microbiologi della London’s Metropolitan University che ha dimostrato l’esistenza di oltre 95 tipi di diversi di batteri presenti nei mezzi pubblici. La meno salubre? Victoria line, con un record di ben 22 batteri differenti tra cui la mortale Klebsiella Pneumoniae, in grado di provocare addirittura la polmonite; seguono Circle e Piccadilly con 20 batteri, 18 riscontrati sulla Northern e Jubilee, 17 per la District, 16 Central e Waterloo and City line, 14 batteri riscontrati sull’Hammersmith and City e 13 per la Bakerloo line, chiude la Metropolitan con 11.