Continua la guerra ai sacchetti di plastica: raddoppio del costo e niente più esenzione per i piccoli negozi

Le nuove misure introdotte dal Governo per ridurre i livelli di inquinamento in tutto il Regno Unito

Continua la guerra ai sacchetti di plastica: raddoppio del costo e niente più esenzione per i piccoli negozi

 

Il Governo inglese fa un altro passo avanti nella battaglia contro la plastica. Dal prossimo aprile raddoppierà il costo dei sacchetti di plastica offerti nei negozi, passando dai cinque pence attuali a dieci. Un modo per spingere i consumatori ad usare le proprie buste della spesa, meglio se riciclabili, in modo da ridurre il numero di borse che vengono abbandonate in giro o gettate nell’immondizia e poi finiscono magari in mare.

L’altro provvedimento definito dal Governo per continuare nella sua battaglia ambientalista prevede di cancellare la attuale deroga per i piccoli negozi, che possono ancora usare i sacchetti di plastica. Dal primo aprile del prossimo anno questo permesso speciale verrà eliminato e anche i negozi di vicinato e le botteghe off licence dovranno adattarsi e chiedere ai clienti di pagare le buste di plastica o di portarsi la propria da casa.

Una svolta importante, che dipende probabilmente dai buoni risultati raggiunti sino ad ora. Da quando nell’ottobre del 2015 i sacchetti di plastica sono stati dichiarati sgraditi ed è stata imposta una tassa di 5 centesimi per ciascuno, infatti, i cittadini hanno usato milioni di sacchetti in meno. Secondo alcuni dati recenti, la tassa sui sacchetti, che deve essere richiesta da ogni negozio che impieghi oltre 250 persone, ha portato a una riduzione del 95 per cento nell’uso di sacchetti di plastica in Inghilterra.

Annunciando questa nuova iniziativa, i responsabili del Ministero dell’ambiente hanno sottolineato come l’impatto devastante dei sacchetti di plastica sui mari e sugli oceani sia sotto gli occhi di tutti e quindi sia assolutamente necessario contrastare il malcostume di chi prende i sacchetti e li abbandona in giro. Secondo i vertici del dicastero, il Regno Unito sta facendo grandi sforzi per favorire la tutela dell’ambiente, ma molto ancora si può ottenere, coinvolgendo anche i piccoli negozianti e sensibilizzando ulteriormente la popolazione.

Per chi ha la memoria corta, va segnalato che la battaglia contro i sacchetti di plastica non è cominciata per questioni ideologiche, ma partendo da dati statistici precisi. Le borse di plastica, che hanno un impatto sul quantitativo di immondizia prodotta e minacciano la flora e la fauna marina, erano diventati davvero un problema. Nel 2014 i soli sette più grandi supermercati inglesi arrivavano a distribuire 200 milioni di sacchetti di plastica. In generale circolavano 7,6 miliardi di queste borse, con una produzione media di 61 mila tonnellate di plastica l’anno.

Nel mirino del Governo, peraltro, adesso stanno per finire anche le bags for life, borse di plastica resistenti che dovrebbero durare per sempre, ma in realtà vengono usate da molti consumatori come se fossero semplici sporte di plastica e gettate dopo aver contenuto soltanto una spesa. Anche su queste borse bisognerebbe aumentare il prezzo, come chiedono gli ambientalisti, Greenpeace per prima.

Secondo gli attivisti il vero obiettivo dovrebbe però essere quello di spingere i supermercati a ridurre del 50 per cento lo smercio di sacchetti di plastica entro il 2025. Quattro anni e poco più per modificare le abitudini dei cittadini, insegnando loro che basta solo un po’ di attenzione per ricordare di portarsi dietro le buste della spesa quando si va a fare shopping. Sarebbe sufficiente lasciarle nel bagagliaio dell’automobile, oppure pensare di infilare in borsa o nel marsupio una bustina di tela di quelle ripiegabili, che davvero occupano meno spazio di un pacchetto di fazzoletti.

Sempre secondo gli ambientalisti, poi, oltre ai cittadini dovrebbero anche essere le aziende a venire penalizzate con una tassa, se nella consegna della spesa o nelle loro attività di contatto con il pubblico optano per i sacchetti di plastica invece che per delle alternative. Qualcuno, in realtà, si sta attivando in questo senso.

La catena Morrisons, per esempio, ha avviato una sperimentazione in una serie dei punti vendita e alla cassa fa trovare soltanto sacchetti di carta rinforzata, che sono riciclabili e non hanno impatto sull’ambiente, ma risultano comunque abbastanza resistenti.

Se la sperimentazione funzionerà e la catena potrà utilizzare questa alternativa green in tutti i suoi 494 negozi in giro per il Paese, si calcola che verranno eliminati 90 milioni di borse di plastica ogni anno, pari a 3.510 tonnellate di plastica. Anche Waitrose sta ragionando su un programma simile e non è escluso che le altre grandi si accodino. In un gioco di rincorsa e imitazione che, per una volta, farebbe il bene dell’ambiente e non soltanto del loro bilancio.


Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito 


Emergenza Coronavirus, Brexit, attualità, cronaca, lavoro, eventi. Il meglio delle notizie di Londra Italia in una email settimanale da non perdere. Iscriviti ora, è gratis.